Generazioni di studenti hanno affidato segreti, dediche e frammenti di vita alle pagine quadrettate di un diario che ha rappresentato il simbolo indiscusso dell’adolescenza italiana. C’è stato però un momento recente e drammatico in cui la celebre agenda ha seriamente rischiato di sparire dalle cartolerie, chiudendo un’epoca.
Nata nel 1979 tra i banchi milanesi: come iniziò la Smemo
Tutto ebbe inizio alla fine degli anni 70, in un’Italia attraversata da profondi cambiamenti sociali. Nel 1979, un gruppo di giovani milanesi composto da Gino, Michele e Nico Colonna decise di creare un’alternativa ai rigidi diari scolastici tradizionali. L’idea di base era rivoluzionaria per l’epoca: concepire un’agenda di 16 mesi, che non si limitasse a coprire l’anno scolastico ma arrivasse fino a dicembre dell’anno successivo, offrendo uno spazio libero e creativo.
Le prime edizioni della Smemoranda nacquero quasi per scommessa. Le pagine ospitavano battute, vignette satiriche, poesie e pensieri di personaggi emergenti del panorama culturale, teatrale e musicale italiano. Non c’era alcun intento di creare un impero commerciale; l’obiettivo primario era fornire ai ragazzi uno strumento di espressione anarchico e divertente, in netto contrasto con i prodotti grigi e istituzionali dell’epoca. Il successo fu graduale ma inesorabile, trasformando un semplice esperimento editoriale in un fenomeno di massa.
Il boom degli anni ’90: perché era molto più di una semplice agenda
Il vero e proprio trionfo del marchio si registrò nel decennio successivo. Negli anni 90, possedere una Smemo divenne un rito di passaggio obbligatorio. Il diario subiva una metamorfosi fisica nelle mani dei proprietari: acquistato sottile e immacolato a settembre, arrivava a giugno triplicato nel suo volume. Le rilegature venivano messe a dura prova dall’inserimento di fotografie stampate, ritagli di giornale, biglietti del cinema, lettere piegate e strati sovrapposti di nastro adesivo.
In quel periodo storico, l’agenda fungeva da precursore analogico dei moderni social network. Prima degli smartphone e delle chat istantanee, la bacheca su cui lasciare un commento o una dedica d’amore era rappresentata proprio da quelle pagine. Le compagne e i compagni di classe si scambiavano i diari per scriverci dediche con penne colorate, pennarelli e correttori liquidi. Ogni spazio bianco diventava un’opportunità per esprimere se stessi, trasformando un semplice strumento scolastico in un archivio personale di memorie e amicizie. La copertina, rigorosamente personalizzata, diventava un vero e proprio biglietto da visita dell’identità adolescenziale, rendendo ogni singola copia un pezzo unico e irripetibile.
Il dettaglio che (quasi) nessuno racconta: il fallimento del 2023 e l’asta deserta
Dietro la nostalgia dei ricordi si nasconde una cruda realtà economica che ha travolto l’azienda in tempi recenti. Il declino non è avvenuto dall’oggi al domani. L’avvento della digitalizzazione scolastica, l’introduzione del registro elettronico e il cambio radicale delle abitudini dei più giovani hanno progressivamente eroso le vendite. Il colpo di grazia è arrivato con la pandemia, che ha svuotato le aule e azzerato la necessità di acquistare articoli di cancelleria per diverso tempo.
A marzo 2023, la società che gestiva lo storico marchio è finita in liquidazione giudiziale. Il momento più critico, che ha tenuto con il fiato sospeso gli appassionati, si è verificato a gennaio 2024. In quell’occasione, il tribunale ha indetto un’asta fallimentare per cedere i diritti del brand e ripianare i debiti. Lo sgomento è stato generale quando l’asta è andata completamente deserta: nessuna offerta è stata presentata per salvare quello che sembrava ormai un reperto di un passato irrecuperabile. In quelle settimane, il destino dell’agenda sembrava definitivamente segnato.
Chi ha salvato la Smemoranda all’ultimo momento, e perché
Quando le speranze sembravano esaurite, un primo tentativo di salvataggio era già stato fatto un anno prima: nel marzo 2023 il gruppo Giochi Preziosi aveva firmato un contratto di licenza per continuare a distribuire il diario. Non bastò: la società finì comunque in liquidazione, e il marchio arrivò all’asta nel gennaio 2024, che si concluse deserta.
Il vero colpo di scena arrivò a febbraio 2024, quando Lucio Santoro — imprenditore pugliese con base a Londra, già editore del marchio di cancelleria Gorjuss — insieme a Valerio Benini rilevò la licenza del marchio, garantendo la produzione dell’edizione successiva e scongiurando, per la prima volta in oltre 40 anni, l’assenza della Smemo dai banchi di scuola. L’operazione ha permesso di tutelare un asset storico del mercato italiano, puntando sull’effetto nostalgia e sulla forza inossidabile di un nome stampato nella memoria collettiva.
La Smemoranda 2026/2027 è di nuovo sui banchi: cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale

Oggi, con l’edizione 2026/2027 saldamente presente nelle cartolerie e nei supermercati, si può osservare il risultato di questo turbolento percorso e del salvataggio in extremis. L’agenda ha mantenuto le sue dimensioni classiche e la rigorosa struttura a 16 mesi, preservando l’inconfondibile estetica squadrata. Al suo interno si trovano ancora i contributi umoristici, i saggi brevi e le vignette che hanno reso celebre il formato, offrendo un ponte generazionale tra chi la usava 30 anni fa e chi la scopre oggi.
La nuova gestione ha scelto di puntare sulla continuità, consapevole che il vero valore dell’oggetto risiede nella sua immutabilità rispetto al passato. Senza stravolgere il prodotto originario, l’intento è di riproporre l’esperienza autentica del diario cartaceo senza aggiungere fronzoli innecessari. L’obiettivo attuale è intercettare una generazione che vive costantemente connessa, dimostrando che l’atto fisico di scrivere, incollare e conservare ricordi su carta possiede un valore tangibile che nessuna applicazione digitale potrà mai replicare del tutto.









