Uscirà il 2 dicembre su Prime Video il nuovo progetto di Arnold Schwarzenegger, Missione: salvare il Natale. Un appuntamento che riporta la memoria di chi scrive dritta a quel venerdì 13 dicembre 1996, data dell’uscita italiana del suo primo cult festivo, e alle visioni televisive pomeridiane che ne sono seguite. Il titolo scelto per l’Italia, Una promessa è una promessa, perdeva l’ironico riferimento musicale dell’originale Jingle All the Way, ma sapeva catturare perfettamente il senso di colpa genitoriale alla base della trama.
Il padre che arriva alla Vigilia senza regalo: la caccia all’oggetto introvabile
Sorge spontanea una certa nostalgia ripensando a Howard Langston, il padre disperato del 1996. Quel film metteva in scena l’incubo di ogni genitore: arrivare alla Vigilia e accorgersi di aver dimenticato il dono più importante. La ricerca disperata dell’action figure del momento diventava così un’odissea urbana che sfiorava l’assurdo. Si respirava l’ansia tangibile della metà degli anni Novanta, un’epoca in cui gli acquisti online non erano ancora diffusi e la disponibilità di un balocco dipendeva esclusivamente dalla fortuna e dalla tenacia fisica nei centri commerciali. Era un’ossessione che ricordava le dinamiche spietate dei cortili scolastici, la stessa frenesia di quando si cercava la figurina che mancava sempre per completare un album ormai diventato un miraggio.
Turbo Man non esisteva prima del film: da dove nasce il giocattolo
La grande intuizione di quel cult natalizio fu creare un feticcio di plastica tanto finto quanto desiderabile. Il celebre Turbo Man, infatti, non esisteva prima del film. Lo sceneggiatore Randy Kornfield ideò la trama dopo aver osservato i propri suoceri recarsi all’alba in un negozio di Santa Monica, disposti a tutto pur di accaparrarsi un Power Ranger. Quell’isteria collettiva venne sublimata in un eroe corazzato rosso e giallo, innescando una pungente satira del consumismo.
Lo stesso Natale del caso Tickle Me Elmo
C’è un dettaglio storico che rende il contesto di quell’opera ancora più affascinante. Mentre la pellicola ironizzava sulla follia scatenata dai Power Rangers, il mondo reale stava affrontando la propria emergenza commerciale. Quello del 1996 fu, infatti, il Natale del Tickle Me Elmo, il pupazzo che rideva e che vide interi negozi presi d’assalto negli Stati Uniti. L’attualità superò ampiamente lo schermo, rendendo la commedia una cronaca quasi documentaristica dell’avidità festiva.
Il finto Babbo Natale del 1996 e quello vero del 2026
Se si analizza l’evoluzione cinematografica di Schwarzenegger, il salto verso il nuovo Missione: salvare il Natale appare come una chiusura del cerchio. Nel 1996, mentre fronteggiava il suo reale antagonista Myron (interpretato da Sinbad), uno degli incontri più assurdi era quello con Jim Belushi, un Babbo Natale da centro commerciale a capo di una banda di falsari di giocattoli. Oggi, a 30 anni di distanza, l’ex Governatore della California compie il salto di qualità definitivo. Non deve più combattere contro i falsi miti del Natale, perché ne incarna la magia stessa: è lui a indossare la divisa rossa ufficiale.
1996 vs 2026: le due missioni di Arnold
La tabella seguente riassume l’evoluzione del rapporto tra l’attore e le festività, evidenziando come i ruoli siano radicalmente mutati.
| Elemento | 1996 | 2026 |
|---|---|---|
| Titolo originale | Jingle All the Way | The Man with the Bag |
| Regia | Brian Levant | Adam Shankman |
| Schwarzenegger | Howard Langston, padre senza regalo | Babbo Natale in persona |
| L’oggetto del desiderio | Turbo Man | Il sacco magico rubato |
| Rivale/antagonista | Sinbad (Myron) | L’elfo ribelle (Awkwafina) |
| Babbo Natale | Jim Belushi, finto Babbo Natale a capo di falsari di giocattoli | Arnold Schwarzenegger, quello vero |
| Uscita Italia | 13 dicembre 1996, cinema | 2 dicembre 2026, Prime Video |
| Dati economici | Budget 60-75 milioni di dollari, incasso 129,8 milioni di dollari | Dati di produzione non diffusi |
Stroncato allora, un classico oggi
È interessante osservare la parabola critica del lavoro di Brian Levant. Quando debuttò nelle sale, l’accoglienza fu tutt’altro che indulgente. La pellicola ricevette recensioni in prevalenza negative per il tono discontinuo. Il progetto, costato tra i 60 e i 75 milioni di dollari, a seconda delle fonti, fu capace di incassarne 129,8 milioni di dollari nel mondo. Eppure, il tempo si è rivelato il giudice più benevolo. Quella che trent’anni fa sembrava una farsa sopra le righe, oggi assume i contorni di un reperto sociologico. Conserva l’ingenuità di un mondo analogico in cui la gioia di un bambino passava ancora dal contatto fisico con uno scaffale di plastica. Almeno nella memoria di chi scrive, il lungometraggio è stato trasmesso a lungo in TV a dicembre. Si spiega facilmente il perché: il film offre una catarsi comica alle frustrazioni dello shopping natalizio, ricordandoci che il cinismo, sotto l’albero, tende a sciogliersi.
Missione: salvare il Natale: cosa sappiamo
Guardando al presente, i dettagli diffusi sul nuovo progetto di Adam Shankman tratteggiano un’avventura corale decisamente moderna. Missione: salvare il Natale ruota attorno a un furto audace: il celebre sacco rosso viene sottratto da un elfo ribelle animato da intenti vendicativi, che ha il volto della sempre eclettica Awkwafina. A quel punto, trovandosi alle strette, il Babbo Natale di Schwarzenegger è costretto a consultare la lista dei bambini cattivi. La scelta ricade su Vance, un ex ladro interpretato da Alan Ritchson, chiamato a riunire una squadra di fuorilegge improbabili per recuperare la magia perduta.
La formula poggia su una contaminazione di generi audace, mescolando la sintassi tipica del cinema delle grandi rapine con le atmosfere rassicuranti di dicembre. L’obiettivo dichiarato dalla produzione è raccontare le seconde occasioni e i legami inaspettati. Per scoprire se la nuova opera riuscirà a eguagliare la disperata caccia a Turbo Man, basterà sintonizzarsi il 2 dicembre 2026.









