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Lo smartwatch che doveva proteggere tuo figlio può diventare una porta per spiarlo

Smartwatch colorato per bambini con icona a scudo e lucchetto sullo schermo, appoggiato su una scrivania di legno con matite colorate e quaderno aperto per il rientro a scuola

Ci fidiamo ciecamente della tecnologia quando ci promette di tenere al sicuro le persone che amiamo. Pensiamo di mettere al polso dei nostri figli uno scudo digitale, un dispositivo intelligente capace di farli sentire liberi e di farci dormire sonni tranquilli. Eppure, abbiamo appena scoperto una realtà che fa saltare i nervi: molti di questi orologi colorati sono l’equivalente di lasciare la porta di casa spalancata in un quartiere trafficato, con tanto di cartello di benvenuto per i malintenzionati.

Perché migliaia di genitori lo stanno comprando proprio in questi giorni, prima della campanella

Le settimane di fine agosto e inizio settembre segnano sempre un picco di acquisti tecnologici legati al rientro a scuola. Molti genitori si trovano davanti al grande dilemma: regalare il primo smartphone a otto o nove anni sembra un passo troppo azzardato, ma la necessità di rintracciare i figli dopo le lezioni o durante gli allenamenti sportivi è reale e pressante.

Lo smartwatch per bambini sembra risolvere questo rompicapo. Permette di effettuare chiamate verso una decina di numeri preimpostati, ha un pulsante di emergenza e un localizzatore satellitare integrato. Sulla carta rappresenta la quadratura del cerchio perfetta. Spinti dall’ansia di organizzare la nuova routine scolastica, finiamo per scorrere i cataloghi online e mettiamo nel carrello il modello più colorato e recensito, credendo di fare la mossa giusta per la sicurezza della famiglia. Purtroppo, quando si parla di privacy digitale, la fretta è la peggiore nemica.

Cosa hanno scoperto davvero i ricercatori: posizione, microfono e fotocamera attivabili da remoto

Le analisi condotte da diverse società di sicurezza informatica indipendenti hanno portato alla luce scenari che lasciano letteralmente a bocca aperta. Una larga fetta degli orologi di fascia economica trasmette i dati sensibili in chiaro verso server sconosciuti. Per capire la gravità della situazione, immagina di spedire i codici del tuo bancomat scritti sul retro di una cartolina postale, leggibile da chiunque la maneggi durante il tragitto, invece di usare una cassaforte blindata.

Il problema non si limita a qualche dato anagrafico. Le vulnerabilità di queste piattaforme permettono a un utente esterno, con competenze tecniche davvero basilari, di bypassare le difese dell’orologio. In termini pratici significa che un estraneo potrebbe attivare il microfono di nascosto per ascoltare le conversazioni in classe o in cameretta, accendere la piccola fotocamera e persino tracciare la posizione esatta del bambino in tempo reale. Nessun sistema avvisa il genitore o il bambino di questa intrusione invisibile. Stiamo mettendo un vero e proprio dispositivo di spionaggio al polso dei nostri ragazzi.

Il dettaglio sulla confezione che nessuno controlla prima di pagare: il marchio CE non garantisce ciò che pensi

C’è un malinteso gigantesco che inganna quasi tutti gli acquirenti in buona fede. Quando prendiamo in mano la scatola di cartone del dispositivo e notiamo il famoso marchio CE, tiriamo un sospiro di sollievo pensando di avere tra le mani un prodotto sicuro a 360 gradi. Purtroppo la realtà è molto diversa e decisamente più spigolosa.

In molti dispositivi importati direttamente da canali orientali a bassissimo costo, quel simbolo attesta unicamente che la batteria non prenderà fuoco e che l’apparecchio rispetta gli standard base sulla sicurezza elettromagnetica. Nessun ente certificatore ha testato il software interno o l’applicazione per lo smartphone collegata. Sarebbe come comprare una porta blindata pesantissima e inattaccabile, per poi scoprire che la serratura si apre con qualsiasi chiave trovata per strada. Il contenitore fisico è a norma, ma l’anima digitale è un colabrodo.

I modelli che hanno superato i test indipendenti (e quelli da evitare)

Davanti a questo quadro scoraggiante non serve rinunciare all’idea dello smartwatch, ma occorre cambiare radicalmente l’approccio all’acquisto. Lo dimostra chiaramente una recente indagine del mensile svizzero K-Tipp, condotta insieme agli esperti di Compass Security. I dispositivi da lasciare rigorosamente sullo scaffale, virtuale o fisico che sia, sono i modelli senza un marchio riconoscibile, che spesso attirano l’attenzione dei genitori con prezzi allettanti intorno ai 60 euro. Questi apparecchi si appoggiano ad applicazioni generiche, tradotte malissimo e ospitate su server privi delle minime garanzie di protezione dei dati europee.

Al contrario, su 11 modelli testati dai ricercatori, solo tre ecosistemi sono risultati davvero chiusi e blindati, capaci di respingere gli attacchi informatici. Si tratta dei dispositivi a marchio Apple, Xplora o Anio, aziende che investono risorse enormi per criptare i dati. Le loro applicazioni comunicano con i server tramite tunnel sicuri che rendono illeggibili le informazioni a chiunque provi a intercettarle. Certo, richiedono un investimento maggiore, con prezzi che partono da circa 160 euro per arrivare ai quasi 300 euro dei modelli più blasonati, ma questa differenza paga esattamente l’infrastruttura di protezione invisibile che fa da scudo alla nostra famiglia.

Le 3 impostazioni dell’app da controllare la prima sera, prima che lo indossi a scuola

Se hai già acquistato un dispositivo affidabile, il lavoro non è ancora finito. Prima di allacciare il cinturino al polso di tuo figlio per il suo primo giorno di scuola, siediti sul divano e apri l’applicazione di gestione sul tuo telefono per blindare le configurazioni iniziali.

Il primo passo assoluto è cambiare il pin predefinito associato all’account. Molti sistemi nascono con codici banali come 1234 o 0000; lasciarli invariati significa regalare le chiavi di accesso al primo curioso, e lo stesso principio vale per il router di casa: anche lì la password di fabbrica è la prima falla da chiudere. La seconda mossa riguarda la funzione di auto-risposta o monitoraggio ambientale remoto: se il tuo modello la prevede, disattivala immediatamente dalle impostazioni. È pensata per le emergenze, ma rappresenta il bersaglio preferito delle intrusioni esterne. Infine, rivedi i permessi dell’applicazione sul tuo smartphone, concedendo l’uso del GPS solo mentre l’app è in uso.

Spendere qualche minuto in più per configurare correttamente questi strumenti ci permette di sfruttarne i vantaggi senza trasformare un acquisto ben intenzionato nel peggiore degli autogol.