Home Magazine Spettacolo Verity al cinema: perché anche le stroncature si fermano ad Anne Hathaway

    Verity al cinema: perché anche le stroncature si fermano ad Anne Hathaway

    Anne Hathaway nel ruolo di Verity Crawford e Josh Hartnett in quello di Jeremy Crawford in una scena del film Verity

    L’arrivo in sala del nuovo thriller di Michael Showalter porta con sé una spaccatura evidente all’interno della critica internazionale. La pellicola, al cinema dal 1° ottobre 2026, si scontra con le alte aspettative dei lettori, dimostrando come il passaggio dalla carta allo schermo richieda un equilibrio che qui sembra mancare. Non serve perdersi in preamboli narrativi per comprendere il nodo della questione. I dati provenienti dalle testate di settore delineano un quadro ben preciso: l’adattamento di questo fortunato bestseller ha restituito un prodotto incerto. Eppure, in mezzo a un mare di valutazioni contrastanti, emerge un elemento ricorrente che merita di essere esaminato prima di varcare la soglia della sala.

    Il verdetto in tre righe, prima di comprare il biglietto

    Verity funziona fino a un certo punto, limitando la portata psicologica del materiale originale. Se l’attesa che circondava il romanzo in Italia lasciava presagire una trasposizione capace di scavare nelle dinamiche relazionali più oscure, il risultato su grande schermo è un’occasione mancata. Il cast stellare assicura una tenuta di base, ma la sceneggiatura rinuncia ad approfondire le zone d’ombra della vicenda.

    Il punto su cui perfino le stroncature si fermano

    Leggendo oltre i semplici punteggi numerici emerge una tendenza piuttosto definita: per la maggior parte dei critici, l’interpretazione di Anne Hathaway è l’elemento primario che tiene in piedi la narrazione. Anche diverse stroncature tendono a isolare il suo lavoro dal resto dell’opera. SlashFilm, pur affibbiando un impietoso 2 su 10 al film, riconosce apertamente il valore dei tempi scenici e delle micro-espressioni dell’attrice, capace di trasmettere ambiguità. Allo stesso modo, Mashable loda la sua bravura nel calibrare con intelligenza l’alternanza tra minaccia e fascino.

    Alcune testate come Variety, tuttavia, offrono una lettura opposta dell’esibizione, giudicando la sua performance eccessivamente rigida e limitata a un’altera freddezza.

    Dove il film tradisce chi ha letto il libro

    La frattura più evidente nella ricezione critica riguarda la gestione dell’intimità e della tensione narrativa, un aspetto che ha generato tre chiavi di lettura completamente diverse tra chi ha analizzato la pellicola. Da una parte, a giudizio di chi scrive, si nota una struttura sbilanciata che concede troppo spazio alla componente erotica, finendo per ostacolare l’indagine al centro della storia. Dall’altra, la stampa anglosassone arriva a una conclusione diversa e quasi opposta.

    Mashable ritiene infatti che l’opera sia frenata dal pudore, risultando troppo trattenuta sul piano passionale. Variety, dal canto suo, contesta al regista Michael Showalter di non possedere alcuna sensibilità specifica per questo genere cinematografico, giudicando il film mai davvero sensuale. Questa divergenza che la critica non risolve dimostra un nodo problematico: la componente erotica, che sulla pagina scritta fungeva da motore per delineare le dinamiche di potere tra Jeremy e Lowen, diventa qui il vero difetto strutturale su cui gli addetti ai lavori non riescono a trovare un punto d’incontro.

    I numeri della critica: la forbice dei voti

    Per inquadrare la reale accoglienza del progetto, occorre guardare il punteggio aggregato: si registra un risultato che oscilla tra il 50 e il 54% di giudizi positivi dei critici su Rotten Tomatoes. Si tratta di un dato in continuo movimento che, come già accaduto nel caso di Oceania, invita a diffidare del solo punteggio.

    Testata Giudizio Cosa salva Cosa boccia
    ScreenRant 8 su 10 Il duo di protagoniste, il tono volutamente eccessivo e il finale a sorpresa Qualche momento di narrazione fuori campo di Hathaway, giudicato troppo enfatico
    IndieWire Positivo Hathaway che sembra divertirsi moltissimo —
    Mashable Negativo con riserve Hathaway, efficace nel passare dalla minaccia al fascino Un film troppo trattenuto sul piano erotico, e poca intesa tra Johnson e i colleghi
    Digital Spy 2 stelle L’impegno di Hathaway Un tono che non si decide mai tra il thriller serio e il trash divertente
    Hollywood Reporter Negativo Gli interpreti, che restano bravi Un film né sensuale né intelligente; Johnson sempre più assente
    SlashFilm 2 su 10 Hathaway, definita il punto di forza per tempi e micro-espressioni Giudizio complessivo molto severo sul film
    Variety Negativo — Regia poco adatta al genere erotico, ritmo incerto, risate involontarie; Hathaway vista come rigida

    Locandina italiana del film Verity con Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett, al cinema dal 1° ottobre
    A chi conviene il biglietto e a chi no

    Mettiamo i fatti in chiaro. Se entrate in sala sperando di assistere a una lezione sul brivido psicologico ad alta tensione, potreste uscire in buona parte delusi. Aver affidato un successo letterario di questo calibro a una regia ancora incerta sulle regole basilari del thriller ha inevitabilmente generato un prodotto divisivo.

    L’investimento del biglietto appare giustificato quasi esclusivamente per chi apprezza lo studio del mestiere attoriale e per chi segue Anne Hathaway, capace di distinguersi in una produzione che non sempre la sostiene. Per tutti gli altri spettatori in cerca di tensione, l’universo narrativo di Verity resta senza dubbio più appagante sulla pagina stampata.