È un gesto automatico, quasi un riflesso condizionato che compiamo senza pensarci. Prendiamo la scatoletta del tonno dalla dispensa, tiriamo la linguetta metallica e lasciamo colare quel liquido dorato direttamente sulla pasta o nell’insalata. Diciamocelo, lo abbiamo fatto tutti almeno una volta convinti di insaporire il piatto. Eppure, questa abitudine apparentemente innocua nasconde insidie che spesso ignoriamo totalmente. Quel liquido di conservazione non è il prezioso condimento che immaginiamo, ma un potenziale nemico per il nostro benessere e per l’ambiente domestico.
Un concentrato di sale e non solo
Siamo portati a credere che l’olio presente nella scatoletta sia un extra vergine di alta qualità, pronto all’uso. Non è così. Nella maggior parte dei casi, anche quando si tratta di marchi insospettabili, quello che troviamo è un olio raffinato che ha subito processi industriali pesanti per garantire la lunga conservazione del pesce. Durante i mesi o gli anni di stoccaggio, questo liquido assorbe grandi quantità di sale dal tonno e si arricchisce di residui organici ossidati. Il risultato è una miscela iper-sodica e povera di nutrienti nobili, che finisce per alterare l’equilibrio nutrizionale del nostro pasto invece di arricchirlo.
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Il danno invisibile alle tubature
Se non lo mangiamo, la reazione immediata è quella di scolarlo nel lavandino della cucina. Ma qui commettiamo un secondo errore, forse ancora più grave del primo. L’olio alimentare, anche in piccole quantità, è altamente inquinante e dannoso per la rete idrica. Una volta entrato nei tubi, si raffredda e si solidifica, creando con il tempo vere e proprie ostruzioni che possono costare care in termini di idraulico. Insomma, un disastro su tutta la linea. Inoltre, a livello ambientale, l’olio rende l’acqua depurabile molto più difficile da trattare negli impianti cittadini, aumentando l’impatto ecologico della nostra cena veloce.
Come gestire lo smaltimento
La soluzione è molto più semplice di quanto si pensi e richiede solo un attimo di attenzione in più. L’olio va scolato con cura raccogliendolo in un contenitore di vetro o plastica (da portare poi alle isole ecologiche per la raccolta degli oli esausti). Per evitare di sporcarvi le mani d’olio o di far cadere il tonno nel lavandino mentre lo scolate, il metodo più igienico è usare uno sgocciolatore in acciaio inox. Costa pochi euro, si lava in lavastoviglie e vi permette di recuperare solo il filetto pulito senza sprechi.
Se la quantità è minima, come quella di una scatoletta piccola, è sufficiente versarlo su un foglio di carta assorbente da cucina e gettarlo nell’umido o nel secco, a seconda delle regole del proprio comune. Il tempo stringe. Cambiare questa piccola abitudine protegge la nostra salute e salva le nostre tubature.
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