Una nuova analisi rivela come le paure degli italiani siano un mix di fobie clinicamente riconosciute e nuove ansie nate nel mondo digitale. Sorprendentemente, la più cercata non è nemmeno considerata un disturbo clinico.
La classifica delle paure: tripofobia in testa
Nel 2025, la fobia più cercata dagli italiani su Google è la tripofobia, la paura o repulsione per i motivi ripetitivi di piccoli fori o protuberanze, con quasi un milione di ricerche annuali (983.880). Questo dato risulta particolarmente interessante se si considera che la tripofobia non è ufficialmente riconosciuta come un disturbo clinico. Lo studio, condotto dal servizio di psicologia online Unobravo, ha analizzato i volumi di ricerca di oltre 60 fobie per delineare il panorama delle paure contemporanee in Italia.
Al secondo posto si classifica la tripanofobia, la paura di aghi e procedure mediche, che ha totalizzato quasi mezzo milione di ricerche (489.840). Questo dato riflette le ansie diffuse legate al contesto sanitario, come visite ospedaliere e vaccini. Chiude il podio la misofonia, un’ipersensibilità e irritazione verso suoni specifici, con 380.760 ricerche annuali.
Fobie cliniche e ansie moderne: cosa temono gli italiani
L’analisi di Unobravo evidenzia un netto contrasto tra paure “classiche” e ansie moderne, spesso amplificate dai social media. Dallo studio emerge, infatti, che solo la metà delle 10 fobie più cercate in Italia è clinicamente riconosciuta come un vero e proprio disturbo.
Mentre fobie note come l’acrofobia (paura delle altezze) e la claustrofobia (paura degli spazi chiusi) rimangono presenti, non dominano più la classifica. A farsi strada sono invece nuove paure legate allo stile di vita digitale, come la nomofobia (paura di restare senza telefono) o la già citata misofonia, che sono oggetto di intense discussioni online ma non sempre riconosciute a livello clinico.
Le paure regione per regione: le sorprendenti differenze territoriali
La mappa delle fobie in Italia rivela curiosità e specificità a livello regionale. In Campania, ad esempio, prevale l’interesse per il soprannaturale: la fasmofobia (paura dei fantasmi) ha generato ben 19.800 ricerche, superando timori legati a minacce più tangibili.
In Liguria ed Emilia-Romagna è invece la nictofobia, la paura del buio, a dominare le ricerche, con volumi superiori alla media nazionale. Il dato forse più inaspettato arriva dal Trentino-Alto Adige, una regione alpina dove si registra un numero significativo di ricerche (1.440) per la talassofobia, la paura del mare. Questo suggerisce che alcune paure possano nascere più dal timore dell’ignoto e da narrazioni culturali che dall’esperienza diretta. Nelle grandi aree urbanizzate come Lazio e Lombardia, infine, sono le ansie moderne a prevalere, con un alto numero di ricerche per la misofonia e l’agorafobia (paura degli spazi aperti o affollati), riflettendo le pressioni della vita cittadina.
Il parere dell’esperto: tra autodiagnosi e supporto psicologico
Secondo la dottoressa Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo, le paure che gli italiani cercano online offrono un’interessante prospettiva psicosociale. «Nuove ansie, come la misofonia o la nomofobia, stanno diventando oggetto di attenzione rapidamente, spinte dalle conversazioni online e dai trend sui social media».
La dottoressa Perris avverte però che il crescente interesse per fobie non ancora riconosciute clinicamente può generare confusione e portare a pericolose autodiagnosi errate, che rischiano di ritardare un corretto inquadramento del problema. Indipendentemente dal loro riconoscimento clinico, queste paure hanno un impatto reale sulla vita delle persone. Per chi sente che la propria paura sta diventando difficile da gestire e interferisce con la vita quotidiana, il consiglio è di rivolgersi a un professionista per ricevere gli strumenti adatti a gestirne i sintomi in modo efficace.









