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    I 500 siti clonati e la verità di Marco, il fantasma del dark web

    Un hacker in azione

    Marco ha venticinque anni, ma la sua stanchezza tradisce decenni passati al buio. È stato uno degli hacker più prolifici nel settore del phishing sofisticato. Oggi, in un luogo anonimo, racconta il prezzo di aver vissuto dietro lo schermo.

    L’inizio del fantasma

    «Non è che lo scegli, non è un lavoro, no? È un gioco che, ehm… che diventa un mestiere, velocissimo. È successo tutto in camera mia, al buio, solo la luce dello schermo. È cominciato con la curiosità, poi la sfida di superare i sistemi di sicurezza, uno dopo l’altro. Quando ho creato il primo clone e ha funzionato, lì ho capito. Non potevo più tornare indietro».

    La portata dell’operazione

    Il suo nome, nel circuito, è legato ai “siti fantasma”. Può spiegarci esattamente la portata di questa operazione? Cosa significa aver clonato 500 piattaforme?

    «Significa… significa creare delle copie perfette, uguali all’originale, che ne so, di una banca, o di un servizio di pagamento molto popolare, anche di un sito di beneficenza, sì, è successo anche quello. E tu li metti lì, in attesa. Aspettano solo che qualcuno, un utente distratto, un click sbagliato… metta le credenziali. Cinquecento è un numero pesante. Molto pesante. Non sono siti di prova, sono esche che catturano i dati di migliaia di persone, a volte milioni».

    La matematica del rischio e del guadagno

    Lei parlava di un gioco iniziale. L’adrenalina del non essere scoperti vale il rischio di una vita intera nell’ombra? O alla fine è solo una questione puramente economica?

    «Entrambe le cose, ma all’inizio è il potere. Il potere di rompere le regole e vederla franca, vedere che le tue dita, il tuo codice, valgono più dei sistemi miliardari di sicurezza. I soldi, all’inizio non erano tanti, era quasi un test. Poi, una cosa tira l’altra. Se vuoi stare al livello più alto, devi solo essere più veloce della polizia postale, più veloce degli update di sicurezza. Devi vincere, sempre. E quando vinci, la ricompensa è grande, e ti danno il pass per i livelli successivi, quelli dove non puoi più permetterti di sbagliare».

    Il momento in cui il gioco diventa incubo

    Lei ha ammesso che adesso “non dorme più la notte”. Qual è stato il momento esatto in cui il gioco si è trasformato in un incubo personale, in un peso insopportabile?

    «È quando capisci, ehm… quando vedi i numeri reali. Non parlo dei soldi che entrano, parlo delle vittime che non sono più solo dati sullo schermo. Magari rubi, che ne so, venti euro a mille persone. Non sembra niente. Ma sono mille persone che si svegliano la mattina dopo e sentono di aver sbagliato, o che devono bloccare la carta, o che, nel caso peggiore, perdono il risparmio di una settimana, o di un mese intero. Il momento esatto? Una notte ho visto un forum, in un angolo nascosto, dove parlavano di un mio sito. Una donna piangeva perché aveva perso i soldi per l’affitto. Diceva che era l’ultimo tentativo. E io l’ho creato io quel buco. Quel maledetto… maledetto clone. Da quel giorno, sento il bip del server anche quando è spento. Non riesco a chiudere gli occhi, non ci riesco».

    Il piano di fuga

    Marco, lei adesso ha deciso di uscirne. Essere un fantasma nel dark web significa anche essere rintracciabile da altri criminali. Ora che vuole cambiare vita, ha paura di quello che potrebbe succedere?

    «Sì. Ho paura. Non della polizia, non solo. Ho paura di quelli con cui ho lavorato, o che ho danneggiato. Loro non perdonano, non lasciano tracce. Loro non vogliono che tu parli. Il mio piano è sparire, cambiare tutto, davvero tutto. Ma come fai a sparire se il tuo nome è in cinquemila log di server in giro per il mondo? Come fai a nascondere un fantasma che ha lasciato troppe impronte digitali? Non lo so. Sto cercando, ehm… sto cercando un modo. Un modo che sia reale e che mi permetta di svegliarmi senza questo rumore nella testa».

    La confessione di Marco è la storia di un giovane talento divorato dal codice, prigioniero di una rete che lui stesso ha contribuito a tessere. Ora l’unica speranza è il silenzio, se mai potrà trovarlo.