A firma di Zach Cregger, regista nel 2022 dell’acclamato Barbarian, Weapons – nelle sale cinematografiche italiane dal 6 Agosto 2025 – prende avvio da uno strano singolare avvenimento: una notte, alla stessa ora, tutti i bambini della classe della professoressa Justine Gandy, ad eccezione di uno, si sono svegliati e sono usciti dalle loro abitazioni per poi scomparire misteriosamente nell’oscurità.
Da qui, è attraverso una divisione in capitoli riportanti ciascuno il nome di uno dei protagonisti del lungometraggio che si sviluppano le quasi due ore e dieci di visione.
Capitoli a partire proprio da quello dedicato a Justine, interpretata dalla Julia Garner de I Fantastici 4 – Gli inizi e le cui vicissitudini ci portano subito in prossimità di una sinistra casa.
Man mano che si procede con l’Archer Graff dal volto di Josh Brolin (qui anche produttore esecutivo), il quale incrocia proprio la strada della donna e che, improvvisamente, viene aggredito da un inquietante individuo in preda ad una furia incontrollata.
Fornendo dunque uno dei primi indizi che spingono inevitabilmente lo spettatore a chiedersi cosa stia accadendo e per quale motivo degli scolari di cui sopra non vi sia più traccia.
Mentre i successivi tasselli provvedono a concentrarsi rispettivamente sul poliziotto Paul, sul ladruncolo tossicomane James, sul preside omosessuale Marcus e sul ragazzino Alex, ovvero Alden Ehrenreich, Austin Abrams, Benedict Wong e Cary Christopher.
Tasselli che, in realtà, si susseguono tutt’altro che in ordine cronologico, alternando il prima e il dopo per condurre verso la rivelazione finale.
Uno stratagemma narrativo non nuovo nell’ambito della Settima arte e che, dunque, non testimonia altro che il maldestro tentativo di conferire a Weapons un’originalità che non possiede affatto.
Perché, se il film fosse stato montato in maniera lineare, altro non sarebbe stato che un banalissimo horror costruito su una lenta evoluzione tempestata occasionalmente di jump scare e spaventi improvvisi per approdare ad un twist ending nient’affatto atipico.
Come pure possiedono un sapore di già visto anche diverse delle situazioni tirate in ballo (si pensi solo al vomito nero in pieno volto), nel corso quella che altro non è che una furba operazione in fotogrammi girata sì con notevole professionalità e conoscenza del mezzo tecnico, ma che, seppur guardabile, non regala assolutamente nulla di nuovo a chi è avvezzo al genere.
Oltretutto tirata un po’ troppo per le lunghe e non priva di una certa ridicolezza nel corso della sua fase conclusiva, quando si ha anche l’impressione che l’esplosione di splatter che poteva almeno consentire a Weapons di offrire qualcosa di veramente impressionante tenda ad essere tenuta a freno.









