Se già nel suo Genitori vs influencer, del 2021, aveva accennato alla tematica dei fluid gender, attraverso Unicorni – nelle sale cinematografiche a partire dal 18 Luglio 2025 – Michela Andreozzi cerca di portare in scena le reazioni dei genitori dinanzi ad un figlio convinto della propria sessualità diversa da quella che credevano.
Figlio che ha in questo caso nove anni e che, reso da un bravo Daniele Scardini, ha per papà e mamma un Edoardo Pesce conduttore di una nota trasmissione radiofonica e un’insicura Valentina Lodovini, all’interno di una famiglia allargata comprendente anche la prima moglie e una figlia di lui.
Un papà e una mamma che si ritrovano a dover fare i conti con la propria apertura mentale dal momento in cui il bambino, in occasione della recita scolastica, dichiara di voler indossare a tutti i costi il costume della Sirenetta… finendo poi per essere accompagnati da un gruppo eterogeneo di “Genitori unicorni” guidato da una psicologa interpretata dalla stessa Andreozzi, a completamento di un cast comprendente Thony, Donatella Finocchiaro, Niccolò Senni e, nei panni di una preside, Paola Tiziana Cruciani.
Senza contare un Lino Musella che, ideologicamente di destra, lascia immediatamente avvertire la forte tendenza ai luoghi comuni tanto furbetti quanto lontani dalla sincerità di un’operazione in fotogrammi su cui si adagia una sceneggiatura – scritta dalla stessa regista insieme ad Alessia Crocini e Tommaso Triolo – atta anche a suggerire che l’unicorno è un animale immaginario che ti fa capire cosa è vero e cosa non lo è.

Sceneggiatura cui non giova oltretutto il livello di battute che dovrebbero strappare risate, tra deficienza naturale al posto di intelligenza artificiale e testimoni di Genova… fino ad arrivare a “Se il genere che t’hanno assegnato fin dalla nascita ti sta male come una maglietta della Lazio sei trans”.
E, mentre il lato tecnico riserva molte riprese a mano e un veloce montaggio a cura di Luciana Pandolfelli, il resto non risulta altro che sorretto dagli attori; con un Pesce come sempre impeccabile, tanto da riuscire quasi a convincere, attraverso un monologo relativo all’importanza di riconoscere la propria unicità, che Unicorni non sia il patetico e scontato dramedy per famiglie che, con inclusa un’escursione al Campo avventura provvista di parentesi in cerca della facile commozione, potrà accattivarsi, al massimo, il meno esigente pubblico televisivo.









