Durante lo scorrimento dei titoli di coda, a fine visione, vi attende un cameo a sorpresa, ma, procedendo in ordine, è nel Lower East Side del 1998 che si svolge Una scomoda circostanza – Caught stealing, nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 27 Agosto 2025.
Il Lower East Side in cui troviamo l’Austin Butler di Elvis e The bikeriders nei panni dell’Hank Thompson che, ex promessa del baseball ai tempi del liceo, lavora in un locale malfamato e amoreggia con Yvonne alias Zoë Kravitz.
Fino al giorno in cui finisce in una situazione non poco complicata a seguito di un favore che gli viene chiesto dal proprio vicino di casa punk rock Russ, un Matt Smith fornito di esilarante cresta sul capo: badare al suo gatto per qualche giorno, considerando che deve assentarsi.
È da questo momento che Hank si ritrova ad essere perseguitato da una combriccola di altamente pericolosi malavitosi senza avere la minima idea di cosa vogliano da lui; man mano che si vede costretto ad ingegnarsi di continuo per non fare una brutta fine.
Malavitosi tra i quali gli ebrei Lipa e Shmully rispettivamente incarnati da Liev Schreiber e Vincent D’Onofrio, a completamento di un ottimo cast comprendente, tra gli altri, il Griffin Dunne di Un lupo mannaro americano a Londra e, nel ruolo della detective della narcotici Roman, la Regina King attiva nell’ambito della Settima arte dai tempi di Boyz in the hood – Strade violente di John Singleton, datato 1991.
Tutte facce che, partendo da un libro scritto dallo sceneggiatore stesso Charlie Huston, il candidato al premio Oscar Darren Aronofsky – autore di The wrestler e Il cigno nero – sfrutta concretizzando un campionario di personaggi mai prevedibili e scontati, come pure i risvolti della oltre ora e quaranta di visione.
Perché, man mano che si approda anche ad un inseguimento automobilistico da action movie e che diversi si rivelano i cadaveri lasciati a terra, è proprio grazie ad uno script capace di coinvolgere fotogramma dopo fotogramma che Una scomoda circostanza – Caught stealing cattura l’attenzione dello spettatore senza consentirgli di distogliersi, in quanto il desiderio di scoprire per quale motivo Hank sia divenuto il bersaglio dei brutti ceffi in questione cresce di secondo in secondo.
E senza dimenticare mai l’ironia, indispensabile ingrediente per rendere decisamente folle e mai banale una divertente operazione che, immersa in una New York tutt’altro che linda e caratterizzata da ambienti piuttosto degradati, lascia oltretutto avvertire un certo affascinante (retro)gusto “sporco” proveniente da determinate produzioni underground statunitensi degli anni Ottanta e Novanta che sembrano ormai un’utopia nel XXI secolo del fastidioso politically correct da schermo.









