Home Magazine Entertainment Una di Famiglia – The Housemaid: Sweeney vs Seyfried

    Una di Famiglia – The Housemaid: Sweeney vs Seyfried

    Sydney Sweeney nel ruolo di Millie Calloway nel film "Una di famiglia - The Housemaid"

    Ispirato all’omonimo bestseller scritto da Freida MacFadden, è immediatamente a conoscenza delle due protagoniste femminili che ci porta Una di famiglia – The housemaid, nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 1° Gennaio 2026.
    Protagoniste che sono la Millie dal volto di Sydney Sweeney, giovane donna dal passato burrascoso, e la Nina di Amanda Seyfried, la quale la prende a lavorare come domestica nella villa in cui vive insieme al marito Andrew Winchester e alla figlia Cecilia, ovvero Brandon Sklenar e Indiana Elle.
    E, nei panni del giardiniere Enzo, troviamo anche il Michele Morrone della trilogia bollente 365 giorni nelle circa due ore e dieci di visione destinate a prendere quasi da subito una piega sinistra dal momento che Nina non tarda a sfoggiare uno strano e inquietante comportamento nei confronti di Millie, trascinandola più volte in situazioni che non possono fare altro che generare quasi una sensazione di paranoia.
    Del resto, regista, tra l’altro, del Ghostbusters “rosa” datato 2016 e del dittico formato da Un piccolo favore e Un altro piccolo favore, dietro alla macchina da presa è proprio su questo gioco psicologico che lo statunitense Paul Feig punta in maniera principale per tenere efficacemente alta la tensione e catturare l’attenzione dello spettatore.
    Ma, con inclusa nel mucchio la veterana Elizabeth Perkins nel ruolo della madre del citato Andrew e senza dimenticare parentesi altamente erotiche, Una di famiglia – The housemaid lascia emergere fotogramma dopo fotogramma la capacità di non prendere mai la direzione che ci si aspetterebbe, conducendo in maniera progressiva ad una seconda parte atta a fornire una spiegazione al forte clima di psicopatia disseminato nel corso della prima.
    Seconda parte che arriva addirittura a sfiorare i connotati del torture porn, pur manifestando l’accortezza di non far mai collocare pienamente nel genere horror l’operazione, thriller mirato ad elogiare l’importanza dell’unione tra rappresentanti del gentil sesso evitando fortunatamente, però, di scadere nel più banale e abusato femminismo proto-#MeToo d’inizio terzo millennio.
    Thriller che non risparmia neppure qualche colpo basso, affrontando la tematica della manipolazione tossica nel rivelarsi, oltretutto, un avvincente attacco da grande schermo all’ipocrisia e all’omertà tipiche dell’apparentemente lindo universo borghese… e che potremmo tranquillamente considerare il più riuscito lavoro di Feig.