Home Magazine Entertainment “Tron – Ares”: Rønning man

    “Tron – Ares”: Rønning man

    Nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 9 Ottobre 2025, un titolo, Tron – Ares, che suggerisce immediatamente sia il nuovo capitolo della saga fantascientifica iniziata nel 1982 da Tron di Steven Lisberger e proseguita ventotto anni più tardi attraverso il Tron – Legacy diretto da Joseph Kosinski.
    Il Joseph Kosinski coinvolto soltanto nella produzione esecutiva di questa avventura che, con il citato Lisberger tra i produttori, apre proprio tramite un veloce prologo-riassunto di quanto raccontato nei due film precedenti; il primo dei quali vide Jeff Bridges nei panni del programmatore di videogiochi Kevin Flynn che finiva trasportato in un mondo fatto di circuiti, coordinate e codici numerici.
    Il Kevin Flynn tornato anche nel primo sequel e che fa soltanto un’apparizione che tanto richiama alla memoria il Jor-El del Marlon Brando di Superman in Tron – Ares, il cui sottotitolo si riferisce al più sofisticato programma di sicurezza mai scritto: un supersoldato definitivo che, dalle fattezze del premio Oscar Jared Leto, non sanguina e non ha bisogno di cibo e acqua.
    Programma che viene inviato nel mondo reale per una pericolosa missione, segnando il primo incontro dell’umanità con esseri dotati di intelligenza artificiale; man mano che la sua consapevolezza e la sua coscienza cominciano ad evolversi in un contesto che vuole le due compagnie tecnologiche Dillinger ed Encom contrapposte nella ricerca della soluzione che possa consentire ad un’entità digitale di rimanere nella realtà dei comuni mortali.
    O, meglio, i CEO delle due compagnie: Julian Dillinger, ovvero Evan Peters, figlio di Elisabeth Dillinger alias Gillian Anderson e interessato ad affari bellici, e la pacifica Eve Kim di Greta Lee, programmatrice informatica che, alla ricerca di un codice fondamentale scritto da Kevin Flynn, si rivela una preziosa alleata per Ares.
    E mentre, a differenza dei primi due lungometraggi, a prevalere nelle futuristiche immagini non è più il colore blu ma il rosso, vi è anche il tempo per tirare in ballo un esilarante paragone tra il musicista Wolfgang Amadeus Mozart e la band anni Ottanta dei Depeche Mode, presenti con la loro Just can’t get enough all’interno della colonna sonora.
    D’altra parte, è evidente che non manchi qualche accenno nostalgico rivolto al decennio in cui venne concepito il capostipite del franchise, che, con uno stile visivo allora non poco all’avanguardia, fu il primo prodotto cinematografico focalizzato sulla realtà virtuale.
    Nonché il primo titolo Disney a fare grande uso di computer grafica, ingrediente ormai fondamentale per qualsiasi fanta-blockbuster e che, come c’era da aspettarsi, è presente qui in dosi massicce.
    Quindi, se Tron – Legacy aveva provveduto nel 2020 a rispolverare il plot aggiornandolo con la nuova CGI, ci si chiede quale possa essere l’effettiva utilità di un così ravvicinato terzo episodio che, nel ribadire che il senso della vita risiede nel fatto che nulla è davvero permanente, sotto la regia di Joachim Rønning – autore di Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar e Maleficent – Signora del male – non si limita altro che a regalare facile intrattenimento ad un pubblico di poche pretese puntando tutto sull’azione sfrenata (e sul fracasso), con tanto di distruzione di autoveicoli e altamente spettacolari corse a bordo di moto ultratecnologiche… fino ad un’ultima sequenza posta nel mezzo dei titoli di coda.