Sono i Dave Franco – fratello del noto attore e regista James – e Alison Brie in coppia anche nella realtà ad incarnare in Together il musicista e l’insegnante la cui relazione, ad un certo punto, li spinge a trasferirsi in un paesino sperduto tra i boschi e la campagna; dove, caduti accidentalmente all’interno di una grotta, s’imbattono in una misteriosa fonte.
Basta questo spunto a Michael Shanks per mettere in piedi il suo primo lungometraggio che, in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 1 Ottobre 2025, si evolve progressivamente con i due che cominciano a rivelarsi letteralmente inseparabili proprio a causa dell’acqua della fonte.
D’altra parte, nelle parole del regista stesso questo è «un film su come l’innamoramento ti trasforma, sul potenziale orrore di condividere la vita con qualcuno, sulle ansie persistenti dell’impegnarsi».
Tematiche che, con l’inquietudine avvertibile fin dai primissimi minuti della oltre ora e quaranta di visione, annoveranti anche un ritrovamento di ratti morti in casa, vengono affrontate tirando in ballo situazioni da incubo da racconto dell’orrore a tinte soprannaturali.
Si spazia infatti dai capelli di lei risucchiati inspiegabilmente dalla bocca di lui ad un doloroso rapporto sessuale consumato all’interno di un bagno pubblico in una sequenza non priva di forte retrogusto ironico; fino ad approdare ad autentiche fusioni di corpi realizzate in CGI che testimoniano chiaramente strizzate d’occhio rivolte ai body horror del maestro del (sotto)genere David Cronenberg.
E, mentre la colonna sonora sfoggia, tra le altre, 2 become 1 delle Spice girls e Another one dei Golden Suits, Together avanza lentamente riservando il meglio nella sua ultima mezz’ora, complici le mostruosità assortite immortalate dalla macchina da presa.
Ma, in generale, la capacità di coinvolgimento non è ai massimi livelli e, sebbene il maggior pregio dell’insieme sia tranquillamente individuabile nelle lodevoli prove dei due bravi protagonisti, quello che sulla carta sarebbe un film di paura riguardante la codipendenza, la monogamia e i risentimenti non sembra essere altro che l’ennesimo squallido tentativo di convincere attraverso la Settima arte lo spettatore ad abbracciare le discutibilissime teorie gender fluid.









