Nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 13 Novembre 2025, The running man altro non è che il rifacimento dell’omonima pellicola che, diretta nel 1987 dal Paul Michael Glaser ricordato soprattutto per essere stato lo Starsky della popolare serie televisiva Starsky & Hutch, in Italia è stata distribuita con il titolo L’implacabile.
Ma, più che di rifacimento, sarebbe giusto parlare di nuova trasposizione, considerando che quel cult che ebbe per protagonista un Arnold Schwarzenegger nel pieno della sua ascesa hollywoodiana venne in realtà tratto dal romanzo L’uomo in fuga, scritto da Stephen King sotto pseudonimo Richard Bachman.
Romanzo a cui il nuovo arrivato dietro alla macchina da presa Edgar Wright – regista, tra l’altro, de L’alba dei morti dementi e di Ultima notte a Soho – si è mantenuto molto più fedele rispetto al citato Glaser, ponendo comunque ancora una volta al centro dell’operazione un futuristico reality show estremo.
Reality show i cui concorrenti non devono fare altro che cercare di rimanere vivi, braccati per trenta giorni in diretta tv da killer professionisti mentre il pubblico esulta ad ogni uccisione.
Concorrenti tra i quali finisce l’uomo qualunque Ben Richards interpretato da Glen Powell, bisognoso di denaro e che viene convinto a partecipare dallo spietato produttore dello spettacolo Dan Killian alias Josh Brolin, sebbene, a quanto pare, si rifiuti poi di seguire il copione.
All’insegna di oltre due ore e dieci di visione che, ovviamente, godono di un impianto scenografico più lussuoso e accattivante rispetto al lungometraggio degli anni Ottanta, che era oltretutto caratterizzato da una regia molto meno dinamica.
Lungometraggio che attaccava la manipolazione da parte della televisione, concetto qui ripreso e attualizzato attraverso l’aggiunta dell’intelligenza artificiale; man mano che, senza dimenticare sprazzi di commedia, si passa da una sequenza adrenalinica all’altra.
Da quella della spettacolare fuga all’interno del ricovero per veterani alla lunga situazione a bordo dell’aereo, passando per il momento decisamente folle in casa dell’Elton di Michael Cera e di sua madre.
Per il resto, Glen Powell non possiede un minimo del carisma del mitico Schwarzy e il tutto non manca di risultare eccessivamente fracassone e tirato leggermente per le lunghe, ma non si esce affatto dalla sala con il pensiero che The running man manchi di capacità di intrattenimento da fanta-blockbuster d’azione.









