Nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 18 Settembre 2025, con Tom Hiddleston seduto su una panchina mentre tiene tra le mani un giornale, la locandina di The life of Chuck richiama inevitabilmente quella del Forrest Gump diretto nel 1994 da Robert Zemeckis.
Ma ci troviamo in realtà in tutt’altro territorio in fotogrammi che, sebbene adattamento dell’omonimo racconto scritto dal Re dell’horror su carta Stephen King e contenuto nella sua raccolta datata 2020 Se scorre il sangue, non ha a che fare né con cani rabbiosi e assassini, né tanto meno con automezzi pronti a ribellarsi all’essere umano.
Anche se, firmate dallo stesso Mike Flanagan che dall’autore di Cujo e Christine aveva già attinto per Doctor Sleep e Il gioco di Gerald, le quasi due ore di visione prendono avvio da una situazione apocalittica.
Con in scena Chiwetel Ejiofor e Karen Gillan rispettivamente nei panni del professore di matematica Marty e della sua ex moglie Felicia, medico, si viene infatti immediatamente catapultati in un mondo in rovina dove, giorni prima, avevano fatto la loro apparizione misteriosi cartelloni di ringraziamento per gli splendidi trentanove anni di un certo Charles Kranz.
Il Chuck suggerito dal titolo, nonché il Tom Hiddleston di cui sopra, introdotto così in questo terzo atto che precede il secondo, anticipatore a sua volta del primo, che conclude dunque un lungometraggio costruito su una narrazione a ritroso.
Uno stratagemma certo non nuovo nell’ambito della Settima arte e che, progressivamente, ci mostra poi questo uomo qualunque al centro di qualcosa di straordinario da bambino, con i connotati di Benjamin Pajak, e da adolescente con quelli di Jacob Tremblay… senza dimenticare però di tirare nuovamente in ballo (in tutti i sensi) Hiddleston in una sequenza di danza in mezzo alla strada che sembra quasi strizzare l’occhio a La La Land di Damien Chazelle.
Una sequenza decisamente tirata per le lunghe, pur dovendo trasmettere la grande passione nutrita nei confronti del ballo dal protagonista, dedito anche a visioni in videocassetta di classici del musical quali Cantando sotto la pioggia, West side story, Cabaret e All that jazz.
Sequenza che probabilmente sarà comunque quella destinata a rimanere maggiormente nella memoria dello spettatore al termine di un’operazione che, sfoggiante una colonna sonora di vecchie hit spazianti da Gimme some lovin’ eseguita da Steve Winwood a My Sharona dei Knack e impreziosita da un ricco cast comprendente anche il Matthew Lillard di Scream, Mia Sara e lo starwarsiano Mark Hamill, annoia e risulta soltanto confusa nel suo svolgimento.
Tanto che non solo la sorpresa finale appare curiosamente, al contempo, banale e incomprensibile, ma l’impressione è che, anziché emozionante inno alla vita che vorrebbe invitare a guardare dentro e attorno a noi per riscoprire ciò che conta davvero, The life of Chuck non sembra essere altro che lo sfogo del cinico King resosi conto dei troppi anni ormai trascorsi dalla gioventù… però, al di là dell’accattivante aspetto visivo del film, da un talento come il suo c’era da aspettarsi molta più originalità.









