Se, diretto nel 2021 dal Michael Chaves responsabile del pessimo La Llorona – Le lacrime del male, The conjuring – Per ordine del Diavolo si svolgeva nel 1981, è cinque anni più tardi che si colloca The conjuring – Il rito finale, che, nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 4 Settembre 2025, è il quarto capitolo della saga horror iniziata nel 2013 da James Wan e proseguita dallo stesso tramite The conjuring – Il caso Enfield.
Saga horror nel frattempo estesasi – sempre con Wan alla produzione – attraverso un universo condiviso da grande schermo che, oltre al già citato La Llorona – Le lacrime del male, include i tre Annabelle e i due The nun.
E, come per i tre film precedenti, è su fatti paranormali realmente accaduti e affrontati dai coniugi Ed e Lorraine Warren che presentano nella finzione i volti di Patrick Wilson e Vera Farmiga che prende le mosse anche questo quarto: per la precisione, dal caso dell’infestazione in casa Smurl, già al centro, nel 1991, del tv movie La casa delle anime perdute di Robert Mandel.
Coniugi che, lasciata la propria attività investigativa per dedicarsi al lavoro universitario, decidono di indagare sull’entità sovrannaturale che sembra essere ospitata, appunto, tra le mura dell’abitazione della famiglia in questione; ponendo ovviamente gli spettatori in attesa dello spettacolare rito finale suggerito dal titolo.
Ma, procedendo in ordine, prima che ci si sposti agli anni Ottanta è nel 1964 con la suggestiva sequenza della nascita della Judy figlia dei due Warren che prendono avvio le oltre due ore e dieci minuti di visione destinate, come c’era da aspettarsi, a sfoderare in più occasioni omaggi al decennio reaganiano; da Let’s dance di David Bowie inclusa nella colonna sonora a riferimenti verbali a Ghostbusters – Gli acchiappafantasmi e a I Goonies.
Man mano che viene tirato in ballo, inoltre, il giovane Tony alias Ben Hardy, il quale si concede anche un’esilarante parentesi nel momento in cui chiede a Lorraine ed Ed il permesso di sposare Judy, interpretata da Mia Tomlinson.
La Judy che finisce oltretutto aggredita in soffitta da una presenza nel corso di una sequenza che, insieme a quella che vede tragicamente coinvolto il sacerdote Gordon incarnato da Steve Coulter, risulta tra le migliori di questo The conjuring – Il rito finale.
Un tassello che, con Chaves di nuovo al timone di regia, si rivela alla fine dei giochi uno dei maggiormente riusciti dell’intero universo condiviso Conjuring, capace di non annoiare lo spettatore – nonostante la non breve durata – nell’inanellare situazioni più o meno inquietanti e spaventose sguazzanti in mezzo a sangue vomitato, specchi maledetti, bambole che prendono vita e immancabili apparizioni fantasmagoriche (particolarmente accattivante lo spettro armato di ascia).









