«Ero già stato a Roma, mi piace questa città, la storia, le rovine. Io e Rebecca abbiamo oltretutto avuto la fortuna di girare davanti alla Fontana di Trevi senza le centinaia di turisti che solitamente la affollano». Parla Evan Peters, approdato nella capitale italiana per presentare alla stampa i primi due episodi della serie televisiva The Beauty affiancato dai colleghi Rebecca Hall, Jeremy Pope, Ashton Kutcher e Anthony Ramos, il quale osserva a sua volta: «Girare in Italia è stato veramente incredibile, al Foro romano c’eravamo solo noi. Il paesaggio di Roma è bellissimo, i colori, l’architettura, la gente. Ha portato la serie ad un altro livello. Poi il team che ci ha seguiti è stato fantastico, effettuando un grande lavoro per farci apparire il più belli possibile e ci siamo anche allenati molto. Inoltre la preparazione è stata molto fisica, con diverse scene di combattimento tra me e Jeremy, che ci conosciamo da tantissimi anni in quanto siamo andati insieme al college. Non sembrava di lavorare, ridevamo spesso».
Un pensiero condiviso proprio da Pope: «È stato divertentissimo. Sono assolutamente d’accordo per quanto riguarda Roma: credo fosse importantissimo gettare le basi della nostra serie in un posto così ricco di storia».
Pope, che ha affrontato lunghe prove per gli abiti e per capire gli standard di bellezza, in The Beauty veste i panni di un grasso emarginato che si sente brutto e che, spesso dedito all’onanismo online, disperatamente in cerca di uno scopo finisce nel caos al centro del plot: due agenti dell’FBI incarnati, appunto, da Peters e dalla Hall inviati a Parigi per far luce sulla raccapricciante morte di una top model e destinati a scoprire un virus sessualmente trasmissibile dalle conseguenze terrificanti dopo aver trasformato le persone in esseri fisicamente perfetti.
Un’epidemia di taglio a suo modo cronenberghiano che dilaga man mano che le indagini portano i due protagonisti tra Parigi, Venezia, Roma e New York, conducendoli ad un oscuro miliardario tecnologico interpretato da Kutcher, creatore di un miracoloso farmaco segreto e disposto addirittura a scatenare il suo letale sicario dal volto di Ramos pur di proteggere il proprio impero da mille miliardi di dollari.

Una produzione FX che, creata da Matthew Hodgson e Ryan Murphy, a giudicare dai primi due episodi guarda chiaramente al chiacchieratissimo horror The substance di Coralie Fargeat, con tanto di corpi che deflagrano in esplosioni di liquido rosso, immergendolo in una situazione poliziesca proto-X-files condita di serrata azione in giro per il globo alla maniera del franchise Mission: impossible.
Mentre ribadisce che i belli pensano di essere esenti alle regole e cerca di spingere alla riflessione nei confronti di una società del XXI secolo continuamente ossessionata dalla ricerca della perfezione; argomento cardine della conferenza e a proposito di cui Kutcher, che per entrare nel ruolo si è dovuto rimettere in forma e ha osservato i comportamenti comuni che alcuni amici piuttosto benestanti assumono tra loro, si espone: «Esistono sostanze e creme che promettono pelle più giovane, poi vi sono la palestra e l’esercizio fisico, ma anche la chirurgia e il turismo estetico: si tratta di scelte che le persone fanno. Ma perché è così socialmente accettabile mettere l’apparecchio ai denti e non lo sono gli interventi di rinoplastica? Io credo che la serie parli dei possibili effetti collaterali che questa comporta».
Oltretutto, nel rivelare che non sa quanto la bellezza possa aver influito sul suo lavoro nel cinema, racconta: «Ho un fratello gemello nato con una paralisi cerebrale e che a dodici anni ha subito un trapianto di cuore. Abbiamo avuto gli stessi genitori, frequentato le stesse scuole e gli stessi amici, poi io ho cominciato a lavorare come modello e ad avere una carriera di successo, e facevo di tutto per aiutarlo. Un giorno mi ha detto ‘Ogni volta che provi dispiacere per me mi fai sentire più piccolo, perché questa è l’unica vita che abbiamo’. Da bambino non mi sentivo così attraente, poi qualcuno, quando avevo diciannove anni, mi disse che avrei dovuto fare il modello e io inizialmente la presi a ridere. Il nostro aspetto ha sicuramente un impatto sul mondo che ci guarda, ma a volte ciò crea preconcetti. Oggi, poi, per i giovani la bellezza può essere letale, infatti molti si suicidano perché non si sentono all’altezza».
Un concetto a cui Ramos si accoda osservando quanto possa essere difficile per un ragazzino capire chi è oggi, in un mondo in cui i social impongono continuamente modelli da prendere come esempio.

Un concetto legato anche ad un discorso-ricordo della Hall: «Quando ero giovane e ho iniziato a lavorare a Hollywood alcune persone mi dicevano che avevo denti molto britannici. Un modo carino per suggerirmi di modificarli, ma io non lo feci; poi, però, si ruppe un dente e a quel punto ho dovuto per forza. Comunque ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma questa volontà non deve venire dall’esterno. In ogni caso, il mio personaggio in questa serie mi piace perché è una persona normale, non bellissima».
E questo cast è spaventato dal fatto che ora con l’intelligenza artificiale si creano modelli di perfezione anche per quanto riguarda gli attori?
Pope risponde: «Credo che noi siamo al centro di questa questione, ma spero vi sia ancora spazio per le sfumature, andare dal vivo a vivere le situazioni e non soltanto virtualmente. Comunque la linea di divisione tra verità e falsità è sempre più sottile».
Ma anche Kutcher dice la sua: «Io credo si tratti solo un nuovo mezzo. Vi sono artisti che usano l’intelligenza artificiale per creare cose straordinarie. C’è sempre un po’ di paura per qualcosa di nuovo, ma, per esempio, io e Anthony giorni fa eravamo a Londra e una sera potevamo tranquillamente guardare la tv, ma abbiamo preferito andare a teatro».
«Il teatro è un ottimo esempio, abbiamo bisogno di questa connessione», conclude la Hall, che, insieme a tutti gli altri, a partire dal 22 Gennaio 2026 vi attende su Disney+ con The Beauty.









