Conclusosi il DC Extended Universe avviato nel 2013 attraverso L’uomo d’acciaio di Zack Snyder e terminato dieci anni più tardi con Aquaman e il regno perduto di James Wan, le trasposizioni dei fumetti DC sul grande schermo proseguono tramite il primo tassello del cosiddetto Capitolo 1: Dei e mostri: il Superman che, nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 9 Luglio 2025, si presenta in qualità di reboot delle avventure del supereroe svolazzante venuto dal pianeta Krypton.
Supereroe che, come sappiamo, si nasconde dietro l’identità dell’imbranato Clark Kent giornalista presso il Daily Planet nella città di Metropolis e che è ora in possesso dei connotati del David Corenswet visto, tra l’altro, nel disaster movie Twisters e nell’horror Pearl.
Ed è il James Gunn regista della trilogia Guardiani della Galassia a trovarsi al timone di regia di questo nuovo inizio che, ovviamente, tira in ballo anche il villain di sempre Lex Luthor, amministratore delegato della LuthorCorp qui interpretato da Nicholas Hoult, nonché in possesso di una prigione multidimensionale in cui fa rinchiudere chiunque possa rappresentare per lui un problema.
Senza contare scimmie haters (!!!) addestrate per scrivere sui social commenti negativi rivolti a Superman, la cui fama di difensore dell’umanità viene del tutto stravolta dal suo acerrimo avversario, tanto da fargli ritrovare contro addirittura il governo.
Ma, se già il prologo con il protagonista ferito e immerso in uno scenario glaciale con coinvolgimento del cane Krypto non riesce a conquistare, le cose non sembrano migliorare neppure poco dopo, quando abbiamo anche una lunga e soporifera conversazione in casa tra lui e la collega Lois Lane, ora con il volto della Rachel Brosnahan di Operazione vendetta.
Prima che si prosegua tra uno scontro con una creatura gigante da kaiju eiga (film di mostri giapponesi) e universi tascabili; man mano che troviamo in scena, nel mucchio, i membri della Justice Gang: Mister Terrific, Guy Gardne e Hawkgirl, ovvero Edi Gathegi, Nathan Fillion e Isabela Merced.
Personaggi che, come molti altri, finiscono per incrementare ulteriormente l’eccesso di carne al fuoco presente nelle circa due ore e dieci di visione che, invece, riducono a poco più che macchiette figure quali il reporter Jimmy Olsen alias Skyler Gisondo ed Eve Teschmacher, fidanzata di Luthor in questo caso presentata come modella di Instagram incarnata da Sara Sampaio.
Circa due ore e dieci fornite addirittura di chiaro riferimento bellico alla drammatica situazione mondiale d’inizio terzo millennio tramite la questione riguardante lo stato della Boravia intento ad invadere quello confinante di Jarhnapur; mentre non manca come di consueto una colossale devastazione metropolitana e tutte le situazioni di salvataggio attuate da Superman, però, risultano soltanto telefonate e prive di sorprese.
Con la conseguenza che, fornita di due ultime scene poste durante i titoli di coda e al loro termine, questa prova del solitamente apprezzabile Gunn non si rivela altro che fracassona e fiacca nonostante l’onnipresenza dell’azione… fagocitata come è dal tripudio di effettistica CGI neanche troppo esaltante che porta a desiderare il ritorno a racconti per immagini meno digitali e molto più concreti, tanto da spingerci quasi a rivalutare il mediocre Superman IV diretto nel 1987 da Sidney J. Furie.









