Dal titolo e dalla situazione iniziale si potrebbe erroneamente pensare che quello a cui stiamo assistendo sia un remake di quel So cosa hai fatto che, diretto nel 1997 da Jim Gillespie su sceneggiatura del Kevin Williamson entrato nell’olimpo dell’horror grazie allo script del precedente Scream di Wes Craven, generò un anno più tardi il sequel cinematografico Incubo finale di Danny Cannon, nel 2006 la derivazione straight to video Leggenda mortale di Sylvain White e nel 2021 perfino una serie televisiva.
In quanto, come in quello slasher ispirato ad un romanzo di Lois Duncan, tutto prende avvio da cinque amici di Southport che il 4 Luglio provocano accidentalmente la morte di uno sconosciuto per poi effettuare un patto in modo che la cosa rimanga un segreto tra loro.
Ma, mentre in quel primo caso investivano un tizio abbigliato con mantella da pescatore, qui provocano senza volerlo un mortale incidente automobilistico.
E la vicenda, proprio come allora, prosegue con qualcuno che invia loro misteriosi biglietti riportanti la frase “So cosa hai fatto l’estate scorsa”, per poi passare ad eliminarli uno dietro l’altro.
A suggerirci, però, che questo So cosa hai fatto – nei cinema italiani dal 16 Luglio 2025 – sia un nuovo capitolo della saga e non un rifacimento dell’omonima pellicola, provvede il fatto che a supportare i protagonisti ritroviamo proprio i sopravvissuti a quel primo massacro: la Julie James di Jennifer Love Hewitt e il Ray Bronson di Freddie Prinze Jr., che ora apprendiamo essere ex marito della donna.
Senza contare un cameo onirico per Sarah Michelle Gellar nei panni della Helen Shivers perita nel film di Gillespie; man mano che, rispettivamente con i volti di Madelyn Cline, Tyriq Withers, Jonah Hauer-King, Sarah Pidgeon e Chase Sui Wonders, le nuove potenziali vittime dell’omicida si rivelano ora Danica Richards, Teddy Spencer, Milo Griffin, Stevie Ward e Ava Brooks, quest’ultima bisessuale e che non manca neppure di “intrattenersi” con una coetanea interessata a realizzare un podcast sul fattaccio del 1997.
Del resto, tra un’aggressione presso la Bayside House già vista nel capostipite e un’altra all’interno di un cimitero, trovandoci in un terzo millennio sempre più tempestato di pride assortiti e tumulti di taglio femminista la nuova arrivata dietro alla macchina da presa Jennifer Kaytin Robinson – il cui curriculum include, tra l’altro, la partecipazione allo script del cinecomic Marvel Thor: Love and thunder – non manca di inserire senza troppa fantasia accenni gender fluid e un chiaro sottotesto relativo alla violenza da parte del maschio.
Dimenticandosi, però, di curare maggiormente proprio gli aspetti fondamentali di quello che dovrebbe essere un racconto dell’orrore per immagini in movimento: la fantasia delle uccisioni e, soprattutto, l’atmosfera.
In quanto non solo il nuovo serial killer – sempre caratterizzato dal look da pescatore – si limita ad attuare il consueto sterminio a base di strangolamenti, fucili da sub e uncini usati per squartare, ma buona parte delle situazioni di tensione si svolge in pieno giorno, senza sfruttare l’indispensabile cupezza della notte.
Fino ad un’ultima sequenza posta nel mezzo dei titoli di coda dopo un doppio finale (se vogliamo anche abbastanza prevedibile per chi ha dimestichezza con il filone) chiaramente influenzato da quello dei vari Scream… per un’operazione che individua il suo più grande pregio nella velocità con cui, senza annoiare, fa scorrere la sua ora e cinquanta di visione comunque priva di grosse novità e utile, al massimo, ad avvicinare le giovani generazioni del XXI secolo al franchise So cosa hai fatto.









