Home Magazine Entertainment Predator – Badlands: il dado è Trachtenberg

    Predator – Badlands: il dado è Trachtenberg

    Gli Yautja cacciano da soli ma muoiono anche da soli?
    Dopo il lungometraggio animato Predator – Killer dei killer, la feroce specie extraterrestre caratterizzata da capacità di rendersi invisibile e da sangue bioluminescente di colore verde acceso introdotta nel 1987 dal supercult schwarzeneggeriano Predator di John McTiernan torna in live action con Predator – Badlands, nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 6 Novembre 2025.
    PosterIl settimo capitolo del franchise se, escludendo il dittico Alien vs. Predator, consideriamo che tra il citato capostipite e questo nuovo tassello sono stati concepiti Predator 2 di Stephen Hopkins, Predators di Nimród Antal, The predator di Shane Black e Prey, diretto dallo stesso Dan Trachtenberg che torna qui al timone di regia e che, insieme a Joshua Wassung, ha firmato proprio Predator – Killer dei killer.
    Ma, mentre Prey si svolgeva nel 1719 con protagonista una giovane ragazza Comanche, qui si viene catapultati in un imprecisato futuro sul remoto e letale pianeta Genna, dove Dek, giovane predator emarginato incarnato sotto al mostruoso trucco da Dimitrius Schuster-Koloamatangi, intraprende un viaggio insidioso alla ricerca del suo avversario finale, trovando un’improbabile alleata nella Thia dal volto di Elle Fanning.
    Una sintetica, quest’ultima, che suggerisce dunque un collegamento proprio con Alien vs. Predator; man mano che l’immediata impressione, però, è quella di avere davanti agli occhi un inaccettabile snaturamento della saga fin dal prologo, a suo modo ridicolo nel mostrarci degli Yautja impegnati a dialogare tra loro.
    Che fine ha fatto l’alieno di cui bisognava aver paura che, annientato dal mitico Terminator del grande schermo nella giungla dell’America centrale, abbiamo visto poi seminare la morte a Los Angeles per essere fronteggiato da un Danny Glover tenente di polizia, ritrovarsi su un pianeta artificiale usato come riserva di caccia per prede umane comprendenti un Adrien Brody mercenario e scontrarsi con un cecchino dell’esercito americano incarnato da Boyd Holbrook?
    Predator – Badlands effettua la coraggiosa ma difficilmente digeribile scelta di renderlo eroe protagonista, testimoniando l’ulteriore disneyzzazione della serie in un certo senso iniziata già attraverso Prey, in cui, però, il predatore intergalattico ancora ricopriva il ruolo di pericoloso antagonista.
    Quindi, approdante ad un finale aperto che lascia spazio ad un sequel rispecchiando chiaramente quella che possiamo ormai tranquillamente associare alla filosofia della serialità televisiva da streaming, la oltre ora e quaranta di visione sembra quasi uscita dall’universo di Star wars limitandosi ad inanellare uno dopo l’altro scontri con creature più o meno gigantesche che, oltretutto, manifestano un forte sapore di già visto.
    Il tutto, ovviamente, con immancabile tripudio di abusatissima e sempre più stancante effettistica digitale… rendendo Predator – Badlands una fracassona e soporifera operazione in fotogrammi – sebbene non priva di movimento – non dissimile, in fin dei conti, dal pessimo Monster hunter di Paul W.S. Anderson e cui non giova certo la presenza di una Thia tanto logorroica quanto irritante.