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    “Oi vita mia”: vecchi… amici

    Pio e Amedeo

    Le immagini che aprono Oi vita mia – nelle sale cinematografiche a partire dal 27 Novembre 2025 – mostrano Pio D’Antini e Amedeo Grieco alle prese con una processione… prima che si torni indietro e che la oltre ora e cinquanta di visione ci porti a conoscenza di tutto ciò che è accaduto prima di quella circostanza.
    I Pio D’Antini e Amedeo Grieco che, dopo Amici come noi di Enrico Lando, Belli ciao e Come può uno scoglio, entrambi diretti da Gennaro Nunziante, tornano quindi protagonisti in un lungometraggio che li vede stavolta anche al timone di regia; con il primo educatore in una comunità di recupero per ragazzi in difficoltà, il quale, cacciato dalla fidanzata Francesca alias Cristina Marino e ritrovatosi letteralmente senza un tetto dove stare dopo che è crollato quello della struttura in cui lavora, vede quale unica soluzione provvisoria essere ospitato insieme ai suoi assistiti nel piano sfitto della casa di riposo per anziani gestita dal secondo.
    Casa di riposo in cui, tra gli altri, si trova il Mario malato di alzheimer che, incarnato dal mitico Lino Banfi, riprende qualsiasi momento utilizzando una videocamera in modo da non dimenticarlo.
    E, con Amedeo che, oltretutto padre di un’adolescente – la cui voce narrante accompagna il film – che gli darà qualche pensiero, esercita un grottesco controllo di tutto ciò che Pio e gli altri consumano nel posto, dall’aria condizionata alla carta igienica, è questa convivenza forzata a rappresentare il motore comico di Oi vita mia, basato come di consueto sul contrasto tra i due.

    Pio e Amedeo con Lino Banfi in una scena del film

    Man mano che, tra la significativa battuta “Lui è diversamente abile, tu sei mongoloide” che vede coinvolto il giovane down Mirko senza risultare affatto offensiva e il cameo di un notissimo attore italiano (che non riveliamo) nei panni di un insegnante di padel, a movimentare ulteriormente la situazione provvede l’entrata in scena della psicologa Marina, dal volto di Ester Pantano.
    Al sevizio di una gradevole commedia che, sorvolando sulla evitabile parentesi a base di fumata di erba, non priva neppure di accennato retrogusto drammatico e spazio per i sentimenti sfodera più di una gag azzeccata – dall’equivoco della bombola dell’ossigeno alla distruzione del telecomando – risultando sufficientemente divertente… fino ad ultimi sketch posti durante lo scorrimento dei titoli di coda.