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    Odissea di Nolan: il segreto tecnico che ha reso possibile girare tutto in IMAX

    Matt Damon con barba e abiti di scena logori interpreta Ulisse, con il volto illuminato dal bagliore di un fuoco nel film Odissea di Christopher Nolan.

    Oggi Odissea arriva finalmente in sala, coronando un’ambizione che Christopher Nolan inseguiva fin da quando aveva 16 anni: girare un intero lungometraggio narrativo esclusivamente in formato IMAX[cite: 1]. Eppure, per decenni, questo desiderio si è scontrato con un limite fisico invalicabile, un ostacolo che l’incredibile accoglienza riservata al film fin dall’annuncio ha tenuto accuratamente celato fino a oggi.

    Perché nessuno aveva mai girato un film intero in IMAX prima di Odissea

    Sorge spontanea una certa ammirazione per la caparbietà ingegneristica della produzione, specie considerando che il problema principale delle cineprese a pellicola ad altissima risoluzione è sempre stato uno solo: il rumore assordante[cite: 1]. Prima di questa titanica impresa, il frastuono meccanico dei rulli rendeva letteralmente impossibile registrare dialoghi intimi sul set, costringendo gli attori a urlare per farsi sentire[cite: 1]. Matt Damon ha notoriamente paragonato l’esperienza sonora a qualcuno che ti aziona «un frullatore in faccia»[cite: 1]. Un primo tentativo di creare un involucro insonorizzante risale alle riprese di Tenet, ma l’esito parziale ha lasciato il dispositivo troppo rumoroso per un uso esclusivo[cite: 1]. Un limite tecnico che sembrava condannare il formato alle sole sequenze d’azione o ai grandi campi lunghi, escludendo a priori le sfumature della recitazione drammatica.

    Il blimp e la cinepresa Keighley: come Nolan ha zittito il rumore più fastidioso del cinema

    Il punto di svolta è arrivato quando la produzione ha sfidato i tecnici a creare una soluzione definitiva per una macchina da presa di nuova generazione, ribattezzata The Keighley[cite: 1]. Per abbattere il muro del suono, gli ingegneri hanno sviluppato un nuovo “blimp”, un rivestimento insonorizzante titanico realizzato con componenti in fibra di carbonio mutuati direttamente dalle auto da corsa di Formula 1[cite: 1].

    Il risultato è un mostro tecnologico, ingombrante e pesantissimo. Il direttore della fotografia Hoyte van Hoytema l’ha definita senza mezzi termini «una grande scatola nera, come un frigorifero»[cite: 1]. L’ingombro era tale da bloccare persino le linee di sguardo tra gli attori, costringendo la troupe a installare un complesso sistema di specchi per permettere agli interpreti di guardarsi negli occhi durante i dialoghi[cite: 1]. Spostare attrezzature di questa stazza su terreni impervi ha richiesto un logorante lavoro fisico, mitigato solo dalla dedizione di una squadra di sei tecnici assegnati specificamente al trasporto della cinepresa[cite: 1].

    La scena-test a Itaca che ha deciso il destino di tutto il film

    La vera prova del fuoco, quella che avrebbe decretato il fallimento o il trionfo dell’operazione, si è consumata a metà della lavorazione[cite: 1]. Il banco di prova è stata una scena lunga e ricca di dialoghi tra Matt Damon e Anne Hathaway, ambientata nell’imponente set del palazzo di Itaca[cite: 1]. Un momento di estrema delicatezza emotiva, in cui ogni sussurro doveva essere catturato con assoluta purezza.

    L’operazione ha richiesto una disciplina marziale da parte di tutta la troupe, in particolare dell’assistente operatore Keith Davis, il quale ha dovuto imparare a ricaricare i pesantissimi caricatori della pellicola (che consentono appena tre minuti di ripresa continua) con una rapidità e una furtività quasi coreografiche[cite: 1]. Quando la scena ha funzionato alla perfezione, registrando l’audio in presa diretta senza interferenze, la decisione è stata presa: la produzione non ha più portato con sé nessun’altra macchina da presa per il resto dei viaggi internazionali, puntando tutto esclusivamente sull’IMAX[cite: 1].

    Cosa vedrai davvero in sala oggi

    A questo punto sorge una necessità pratica: orientarsi nella giungla dei formati per l’acquisto del biglietto. La distinzione risulta fondamentale. L’IMAX 70mm su pellicola, il formato nativo in cui l’opera è stata girata, è attualmente assente in Italia. Chi desidera comunque l’esperienza della pellicola può contare sul 70mm tradizionale, non IMAX, disponibile in almeno tre sale verificate sul territorio nazionale: il Cinema 4 Fontane a Roma, il Cinema Metropolitan a Napoli e l’Arcadia Sala Energia PLF a Melzo.

    La stragrande maggioranza degli spettatori assisterà al film nelle versioni IMAX digitale o tramite il formato DCP standard. Niente paura. Le tecnologie raccontate nei paragrafi precedenti, come il blimp isolante e la cinepresa Keighley, spiegano esattamente perché anche le proiezioni digitali garantiscano una qualità visiva superiore. La scelta ostinata di lottare fisicamente contro un “frigorifero nero” ingombrante e rumoroso[cite: 1] in fase di ripresa assicura un’acquisizione nativa densa di informazioni visive, capace di preservare il dettaglio dell’immagine a prescindere dal tipo di schermo.

    La dedica che chiude il film: chi era David Keighley

    Dietro la freddezza della meccanica di precisione si nasconde però un commovente tributo umano. La rivoluzionaria cinepresa che ha reso possibile questo adattamento porta il nome di David Keighley, storico dirigente e instancabile sostenitore del formato a grande risoluzione fin dagli anni Settanta[cite: 1].

    Secondo le note di produzione ufficiali, Keighley ha terminato il suo lavoro di supervisione ai giornalieri del film appena tre settimane prima della sua scomparsa, avvenuta nell’agosto del 2025 all’età di 77 anni[cite: 1]. La dedica nei titoli di coda rappresenta il riconoscimento a un artigiano dell’immagine che ha dedicato la vita a spingere oltre i limiti la tecnologia cinematografica, lasciando un’eredità inestimabile a tutta l’industria audiovisiva.

    Verificare le specifiche tecniche della propria multisala di fiducia prima di prenotare il posto rimane il passo decisivo per apprezzare appieno questo immane sforzo produttivo.