Dedicato a Costa-Gavras, vede alla produzione proprio la moglie Michèle Ray-Gavras e il figlio Alexandre Gavras No other choice – Non c’è altra scelta, che, nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 1° Gennaio 2026, segna il ritorno di Lee Byung-un sotto la regia di Park Chan-wook, dopo essere stato diretto da lui in Joint Security Area e nel collettivo Three… extremes.
Del resto, è impossibile non pensare a Cacciatore di teste del citato cineasta greco nel vedere l’attore di Seoul calato nei panni di You-Man su, specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza che, marito di Miri alias Son Yejin e padre di due figli, viene improvvisamente licenziato dall’azienda in cui lavora finendo, di conseguenza, a passare da un colloquio all’altro trovando nel frattempo impiego in un piccolo negozio, ma rischiando comunque di perdere la casa che ha conquistato con tanti sacrifici.
Una tragica situazione che, umiliato dal caporeparto della Moon Paper, dove si presenta certo di poter dimostrare il proprio valore, lo porta a cercare di “farsi spazio da solo” in un posto in cui sa di essere più qualificato di chiunque altro, rappresentando dunque il motore di quasi due ore e venti minuti di visione nate secondo le parole del regista in questa maniera: «Qualche tempo fa ho letto un romanzo intitolato The ax. L’ho preso in mano perché scritto da Donald E. Westlake, autore del romanzo da cui è stato tratto Senza un attimo di tregua, uno dei miei film preferiti in assoluto. Leggendo The ax (fonte d’ispirazione proprio per il sopra menzionato Cacciatore di teste, nda), mi sono ritrovato a identificarmi con il protagonista: un uomo che considera la produzione di carta la propria vita, che il mondo lo riconosca o meno. La penso allo stesso modo riguardo al cinema: per questo ho compreso facilmente un personaggio convinto che esista un certo modo di essere per un capofamiglia, e per un uomo, e che viva di conseguenza. Dopotutto, sono anch’io un uomo con una famiglia. Ma all’epoca non avevo idea che mi ci sarebbero voluti vent’anni per realizzare questo film».
Un lungometraggio che affronta la sempreverde tematica della disoccupazione improvvisa e della conseguente paura di finire in miseria è, dunque, No other choice – Non c’è altra scelta, oltretutto proposto dalla Corea per la corsa al premio Oscar.
Un lungometraggio al cui centro vi sono inevitabilmente le differenze sociali, ma che, a cominciare dalla sequenza incentrata sul tentativo di un lancio di vaso dall’alto, lascia emergere la sua forte venatura ironica.
D’altra parte, l’autore della trilogia della vendetta costituita da Mr. Vendetta, Old boy e Lady Vendetta non è nuovo all’introduzione dello humour nero all’interno di vicende di taglio drammatico, quindi non fa eccezione neppure stavolta.
Come non fa eccezione neppure per quanto riguarda colpi bassi, qui in particolar modo rappresentati dal momento dell’estrazione del dente e da quello abbastanza disturbante dell’imbuto.
E, mentre sfrutta nella colonna sonora anche la storica Hold on, I’m comin’ di Sam & Dave, sfoggia una notevole attenzione per quanto riguarda la costruzione geometrica delle inquadrature.
Ma, sebbene No other choice – Non c’è altra scelta si riveli anche piuttosto dinamico nello svolgimento, l’impressione è che le intenzioni fossero migliori rispetto alla sua effettiva riuscita, in quanto in più di un’occasione, tra un goffo tentativo di omicidio e l’altro, si rivela facile alla perdita di capacità di coinvolgimento soprattutto a causa di una struttura narrativa a tratti confusionaria, a tratti sgangherata.
Si può vedere, ma con qualche riserva.









