Piccolo criminale di città che è solito colpire in fretta per poi sparire nel nulla, nonché padre della piccola Sarah alias Ashley Cartwright, è immediatamente in apertura di Locked – In trappola – nelle sale cinematografiche italiane dal 20 Agosto 2025 – che facciamo conoscenza con Eddie, interpretato da Bill Skarsgård.
Piccolo criminale che, una volta superati i primissimi minuti di visione, troviamo bloccato all’interno di un SUV apparentemente abbandonato che ha forzato per compiere un furto.
Un SUV dalle porte che non si aprono e i vetri blindati in cui nessuno, dall’esterno, può vedere e sentire Eddie, al centro di una situazione in un certo senso analoga a quella che, con bambino intrappolato all’interno di una innovativissima autovettura, fu alla base nel 2016 del Monolith diretto da Ivan Silvestrini.
In realtà, però, sotto produzione del Sam Raimi il cui curriculum dietro alla macchina da presa spazia dallo splatter cult La casa al cinecomic Doctor Strange nel multiverso della follia, Locked – In trappola è il rifacimento a stelle e strisce della co-produzione tra Argentina e Spagna 4×4, datata 2019.
Un thriller al cui timone di regia si trovava il Mariano Cohn figurante tra i produttori esecutivi di questa rivisitazione a firma del David Yarovesky autore de L’angelo del male – Brightburn e di Nightbooks – Racconti di paura.
Il David Yarovesky che sfrutta dunque la claustrofobica circostanza destinata a lasciar emergere i connotati di una variante proto-Saw dal momento in cui ascoltiamo attraverso i sistemi audio della macchina la voce di qualcuno che sta provvedendo a rendere non poco sofferta e tortuosa la “prigionia su quattro ruote” del personaggio principale.
Qualcuno che è per lui misterioso e ignoto ma che, grazie alla locandina del film, lo spettatore sa benissimo possedere i connotati del vincitore del premio Oscar Anthony Hopkins, il quale però si manifesta fisicamente soltanto nell’ultima parte dell’operazione.
Non prima, infatti, di aver inviato scosse elettriche, assordante musica ad alto volume e fredda aria condizionata al sempre più disperato Eddie, riportante anche ferite corporee e perdite di sangue.
Del resto, man mano che la oltre ora e mezza si costruisce quasi del tutto nell’automobile, non manca un pizzico di liquido rosso in quello che si rivela un teso insieme dinanzi a cui si viene efficacemente stimolati a chiedersi di continuo come andrà a finire la vicenda raccontata.

Un teso insieme che, al di là dell’intrattenimento fornito dalla sua natura di lungometraggio di genere, non nasconde affatto un certo sguardo volto ad aprire discussioni su una società del terzo millennio sempre più in preda ai poco di buono e alla non applicazione delle leggi necessarie per fronteggiarli.
E alla fine si viene coinvolti e non ci si annoia, sorvolando sulla chiusura eccessivamente frettolosa e brusca e sulla discutibilissima scelta (pericolosa) di far passare per uno stinco di santo un protagonista che rimane, in fin dei conti, un delinquente.









