Home Magazine Entertainment Le cose non dette: un ultimo bacio per Muccino?

    Le cose non dette: un ultimo bacio per Muccino?

    Miriam Leone e Stefano Accorsi seduti sulla sabbia di una spiaggia al tramonto, con un muro di pietra antica sullo sfondo. Entrambi guardano verso l'orizzonte in un momento di riflessione.

    Partendo dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, sorella della compianta Nora regista di Insonnia d’amore e C’è post@ per te, è insieme alla scrittrice che Gabriele Muccino firma la sceneggiatura de Le cose non dette.
    Nelle sale cinematografiche a partire dal 29 Gennaio 2026, grazie a tale fonte letteraria il suo ritorno dietro alla macchina da presa – due anni dopo il non troppo esaltante dramma thriller Fino alla fine – lo vede impegnato a rispolverare alcune delle tematiche che hanno segnato il successo della propria filmografia dai tempi dell’acclamato L’ultimo bacio.
    Non a caso, sia lì che qui si chiama Carlo Ristuccia il personaggio interpretato da Stefano Accorsi, professore universitario e scrittore in crisi creativa che, marito della brillante giornalista Elisa alias Miriam Leone, finisce per tradirla a sua insaputa con la giovane allieva Blu, dal volto della Beatrice Savignani vista nella commedia Poveri noi.
    Giovane allieva che lavora come cameriera nello storico ristorante romano Antica Pesa per mantenersi gli studi e che, determinata a sfasciare la coppia, arriva addirittura a seguire i due a Tangeri.

    A fare da principale scenografia alla oltre ora e cinquanta di visione è infatti il loro viaggio di piacere in Marocco affiancati dagli amici di sempre Anna e Paolo, ovvero Carolina Crescentini e Claudio Santamaria.

    Viaggio in cui questi ultimi portano anche la figlia tredicenne Vittoria, alle prese con la scoperta dell’adolescenza e che, incarnata da una sorprendente Margherita Pantaleo, si cimenta oltretutto insieme ad Accorsi in un’esibizione al karaoke della Something stupid di Frank e Nancy Sinatra.
    L’Accorsi che, dunque, non può fare a meno di richiamare alla memoria il suo già citato Ristuccia de L’ultimo bacio anche nella scelta di cornificare la consorte con una ragazza molto più giovane.
    Mentre osserva che kamikaze è colui che agisce senza pensare alle conseguenze delle proprie azioni perché per lui conta soltanto l’obiettivo finale e che la struttura narrativa dell’operazione abbonda in flashback.

    Un’alternanza di prima e dopo che giova non poco alla fluidità dell’evoluzione del racconto, come di consueto trasudante i marchi di riconoscimento mucciniani, dall’uso del pianosequenza alla macchina da presa in continuo movimento.

    Senza contare, ovviamente, corse, grida e divagazioni isteriche che, però, con un occhio probabilmente rivolto alla tradizione della Commedia all’italiana vengono efficacemente stemperate da indispensabili spruzzate d’ironia affidate in particolar modo a due ottimi Santamaria e Crescentini.

    Rendendo Le cose non dette – approdante ad un tragico epilogo che testimonia un vaghissimo retrogusto di genere – un gradito ritorno alla tipologia di Settima arte (pessimista?) che maggiormente ha fatto amare il buon Gabriele dal grande pubblico… anche se la fugace parentesi a suon della Tuta gold del Mahmood che si occupa inoltre della title track poteva tranquillamente essere evitata.