In uscita il 4 dicembre al cinema, Il rapimento di Arabella è il nuovo film diretto da Carolina Cavalli che vede come protagonista Benedetta Porcaroli. La pellicola prodotta da The Apartment e PiperFilm è stata presentata in concorso alla Ottantaduesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e ha fatto ottenere il
Premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile a Benedetta Porcaroli. Oltre a quest’ultima nel film sono presenti: Lucrezia Guglielmino che veste i panni della piccola Arabella; l’attore statunitense Chris Pine è il padre di Arabella; Marco Bonadei è il poliziotto ed Eva Robin’s interpreta Granatina.
Il film racconta la storia di un viaggio introspettivo affrontato dalla protagonista Olly, (la Porcaroli) una giovane ragazza con una personalità particolare e dei problemi mentali notevoli ma mai specificati. Olly incontrerà nel corso della sua vita la piccola Arabella, una bambina con la quale la protagonista subito si identifica. Tra Olly e Arabella nasce immediatamente un legame, come se le due fossero state da sempre legate da un filo rosso invisibile, vengono infatti presentate come se una fosse lo specchio dell’altra e da questo punto di partenza inizia il loro viaggio fisico ed interiore. Il film che per la maggior parte del tempo appare allo spettatore come un road-movie dal carattere psicologico, si apre a più generi passando per alcuni momenti dal giallo, al poliziesco, al thriller fino a sfociare nel dramma psicologico ed emotivo.
Il rapimento di Arabella si configura come un film essenziale nella sua messa in scena e nella sua scenografia che risulta essere semplice e allo stesso tempo ben costruita. Gli ambienti spogli e freddi degli hotel, delle strade e del fast food dove le due protagoniste si incontrano, riflettono gli animi dei personaggi che stanno affrontando, ognuno a suo modo sé stessi in un viaggio doloroso e formativo. A fare da cornice a tutto questo c’è l’interpretazione attoriale di Benedetta Porcaroli che dona alla sua Olly una vena malinconica ed intrisa di dolore e follia. L’attrice risulta magnetica e la regista decide di costruire l’intera sceneggiatura e regia intorno a lei, come se tutto il film fosse costruito come un “one woman show”.
Gli occhi della protagonista rappresentano il vero punto di osservazione della storia e seguono sempre lo spettatore che riesce così ad impersonificarsi a pieno con Olly senza mai giudicarla, ma solo accompagnandola passo dopo passo in questa avventura. Il film risulta essenziale anche nelle scelte dei vestiti, semplici e dai colori spenti e la stessa cosa accade anche nella fotografia che richiama più volte le tonalità fredde. Si passa infatti dal grigio, alla prevalenza di bianco, per poi passare a punte di blu opaco. Il target di questo progetto audiovisivo è indicato per adulti ed intellettuali cinefili che vogliano immergersi per due ore in una storia profonda e complessa che si configura come un viaggio illuminante ed esperienziale dove alla fine a prevalere sono le emozioni, le sensazioni e i sentimenti umani.









