Diretto dal Justin Tipping che, se escludiamo il Kicks datato 2016, annovera nel proprio curriculum dietro alla macchina da presa esclusivamente cortometraggi, videoclip e serie televisive, Him è un lungometraggio il cui principale motivo di interesse risiede nel nome del suo produttore.
Si tratta infatti del Jordan Peele che, autore di Scappa – Get out, Noi e Nope, si è conquistato in brevissimo tempo la qualifica di uno dei più interessanti nomi legati all’horror in fotogrammi d’inizio terzo millennio.
Del resto, con la vicenda del promettente quaterback Cameron Cade che, interpretato dal Tyriq Withers visto nel reboot 2025 di So cosa hai fatto, ha sacrificato tutto in nome del football per poi ritrovarsi alle prese con un trauma cranico che rischia di porre fine alla sua carriera provocatogli dalla violenta aggressione da parte di un fan alla vigilia del celebre scouting Combine della NFL, rientra nel genere anche la oltre ora e mezza di visione in questione.
Oltre ora e mezza destinata a proseguire con il giovane che, proprio quando ogni speranza sembra svanita, si vede offrire un’ultima possibilità dal leggendario campione del football Isaiah White, cui presta il volto il Marlon Wayans dei primi due Scary movie.
L’Isaiah White che gli propone di allenarsi nel misterioso compound dove vive insieme alla moglie influencer Elsie alias Julia Fox… ma anche dove il suo carisma inizia a lasciar emergere un lato oscuro.
Gli allenamenti in questione, infatti, si rivelano sempre più duri e, addirittura, feroci; man mano che risulta evidente che il protagonista sia finito all’interno di una spirale di controllo, manipolazione e paura.
Una vera e propria trappola che testimonia come Him – nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 2 Ottobre 2025 – intenda apparire in qualità di critica in salsa film dell’orrore rivolta al sistema sportivo a stelle e strisce.
Una critica che, non priva di probabili e ormai immancabili allusioni di taglio gay, sembra in un certo senso strizzare l’occhio al mitico Society – The horror firmato nel 1989 dal grande Brian Yuzna.
Ma, nonostante la non irrilevante dose di splatter annessa, a differenza di quell’autentico cult qui ci si annoia soltanto e, a tratti confuso, Him è in conclusione decisamente banale per quanto, invece, desideri chiaramente apparire originale e visivamente ricercato.









