Home Magazine Entertainment Franco Nero conquista Hollywood: la stella che l’Italia aveva dimenticato

    Franco Nero conquista Hollywood: la stella che l’Italia aveva dimenticato

    Franco Nero in smoking posa in ginocchio toccando la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame

    C’è una sorta di giustizia poetica, lenta ma inesorabile, che governa le colline di Los Angeles. Mentre in Italia ci si perde spesso in polemiche sterili o si inseguono le ultime, effimere, celebrità nate sui social network, Hollywood ha la memoria lunga. E ieri sera, alle 21:00 ora italiana, quella memoria ha preso la forma di una stella di terrazzo e ottone incastonata nel marciapiede più famoso del mondo. Franco Nero, l’uomo dagli occhi di ghiaccio che ha insegnato al mondo come si porta un cappello da cowboy e come si recita il silenzio, ha ricevuto la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame. Era ora, verrebbe da dire, sorseggiando un caffè amaro.

    Il ritorno del pistolero solitario

    La cerimonia si è svolta in un clima che definire emozionante sarebbe riduttivo. Non si tratta solo di un pezzo di marmo su un marciapiede turistico, ma della certificazione di un mito. L’evento, inserito nel contesto dell’undicesima edizione del Filming Italy – Los Angeles, sotto la direzione artistica di Tiziana Rocca, segna un punto fermo nella storia del nostro cinema. Franco Nero è il terzo attore italiano a ricevere questo onore grazie al lavoro del festival, dopo le icone Gina Lollobrigida e Giancarlo Giannini.

    Franco Nero posa in ginocchio toccando la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame, accanto a Tiziana Rocca
    Franco Nero premiato con una stella sulla Walk of Fame a Hollywood

    Osservando le immagini che arrivano dalla California, colpisce la compostezza di Nero. A 84 anni (siamo nel 2026, come ci ricorda il calendario del festival), conserva intatto quel carisma magnetico che lo rese una star internazionale negli anni Sessanta. Non è un caso che la Camera di Commercio di Hollywood abbia voluto omaggiarlo nella categoria Motion Pictures: la sua non è stata una carriera, ma un’odissea attraverso i generi. Dal western all’italiana, di cui Django resta l’esempio forse più fulgido e imitato, fino al cinema d’impegno civile e alle grandi produzioni hollywoodiane.

    Oltre il mito di Django: un attore totale

    Sarebbe un errore imperdonabile, frutto di una pigrizia intellettuale che purtroppo abbonda, ridurre Franco Nero al solo personaggio che trascina una bara nel fango. Certo, quella pellicola di Sergio Corbucci ha creato un’iconografia potente, capace di stregare un giovane Quentin Tarantino (che non a caso lo volle per un cameo in Django Unchained), ma la stella brilla per molto altro.

    Si pensi alla sua interpretazione in Il giorno della civetta di Damiano Damiani, dove la sua recitazione nervosa e asciutta ha dato volto alla lotta contro la mafia quando il cinema civile era ancora una scommessa. O ancora, le sue incursioni nel cinema d’autore europeo con maestri del calibro di Rainer Werner Fassbinder in Querelle de Brest e Luis Buñuel. Franco Nero è stato, ed è, un attore capace di passare con una disinvoltura quasi aristocratica dal set polveroso di uno spaghetti western ai salotti borghesi del cinema drammatico, fino ai blockbuster d’azione come Die Hard 2. Una versatilità che oggi, in un’epoca di attori spesso monocordi, appare come una specie in via di estinzione.

    L’amara riflessione sul riconoscimento tardivo

    Sorge spontanea una certa malinconia nel notare come spesso debba essere l’estero a ricordarci il valore dei nostri tesori. La Senatrice Lucia Borgonzoni, presente all’evento in veste di Sottosegretario al Ministero della Cultura, ha toccato un tasto dolente con grande lucidità.

    «Franco Nero ha attraversato generazioni e stili diversi portando con sé uno stile italiano unico, che tuttavia il suo Paese per troppo tempo non gli ha riconosciuto», ha dichiarato la Senatrice. «Proprio per questo, come Ministero della Cultura abbiamo fortemente sostenuto questo percorso di candidatura e il suo doveroso riconoscimento. Questa stella è un traguardo che valorizza non solo una carriera straordinaria, ma la capacità tutta italiana di perseguire un sogno, se vi si crede veramente».

    Parole che suonano come un necessario “mea culpa” del sistema culturale italiano, talvolta troppo distratto o snob per celebrare adeguatamente chi ha fatto grande il nostro nome all’estero senza passare necessariamente per i salotti televisivi romani.

    Tra commozione e gratitudine

    La reazione del diretto interessato è stata di una signorilità d’altri tempi. Nessun trionfalismo urlato, niente selfie mossi o dirette streaming caotiche. Solo la gratitudine di un uomo che ha dedicato la vita alla settima arte.

    «Ricevere la stella sulla Walk of Fame è un onore immenso che accolgo con profonda gratitudine ed emozione», ha detto Franco Nero. «Questo riconoscimento è un traguardo personale, ma è anche un tributo a tutti i registi, attori, tecnici e collaboratori con cui ho avuto il privilegio di lavorare nel corso della mia carriera».

    Particolarmente toccante la dedica alla famiglia, un riferimento velato ma potente a quel legame indissolubile con Vanessa Redgrave, un amore che sembra uscito da una sceneggiatura, nato sul set di Camelot e resistito alle intemperie della vita. A festeggiarlo c’era anche il regista Julian Schnabel, che ha definito l’attore un “caro amico e filantropo”, sottolineando come il premio fosse “più che meritato”.

    Si respira la sensazione che questa stella non sia un punto di arrivo, ma un sigillo. Un promemoria per le nuove generazioni di attori: la vera fama non si misura in “like”, ma nella capacità di restare credibili, film dopo film, decennio dopo decennio, fino a diventare parte dell’immaginario collettivo mondiale.

    Se stasera non sapete cosa guardare, fatevi un favore: spegnete i reality show, ignorate le serie tv fatte con lo stampino e recuperate Django o Tristana. Guardate quegli occhi e capirete perché Hollywood si è fermata ad applaudire.

    Foto: Daniele Venturelli