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    Il ritorno di Pif con “…che Dio perdona a tutti”: l’estetica della fede tra ironia e tradizione siciliana

    Il protagonista Arturo, interpretato da Pif, è seduto su un divano e conversa con espressione intensa e preoccupata con il Papa, che appare di spalle in primo piano. Sul tavolino davanti a loro è posizionato un vassoio di dolci tipici della pasticceria siciliana.

    Pierfrancesco Diliberto torna dietro la macchina da presa per esplorare le fragilità umane con la consueta grazia. Il nuovo progetto cinematografico si immerge nei profumi di una Sicilia contemporanea, tracciando i contorni di una commedia romantica che usa il pretesto religioso per indagare le dinamiche dell’autenticità relazionale.

    La narrazione si snoda in una Sicilia dei giorni nostri, lontana dagli stereotipi visivi più consumati. Arturo, interpretato dallo stesso Pif, incarna alla perfezione l’archetipo dell’uomo moderno: un agente immobiliare dal cinismo ben rodato, quasi infallibile nella professione, ma desolatamente disorientato nelle dinamiche del cuore. La sua esistenza solitaria e disillusa trova un singolare punto d’ancoraggio in una passione viscerale e incrollabile per l’arte dolciaria. Sorge spontaneo un sorriso osservando come il destino, con la sua consueta ironia, decida di fargli incrociare il cammino di Flora, a cui presta il volto Giusy Buscemi. Lei appare immediatamente come la sintesi perfetta del desiderio: brillante, divertente, gentile e, dettaglio assolutamente non trascurabile per il protagonista, pasticciera di professione. L’idillio, scoccato in modo travolgente, incontra tuttavia un ostacolo invisibile ma titanico. Flora è infatti animata da una fede cattolica fervente, mentre Arturo ha abbandonato ogni slancio spirituale fin dall’infanzia. La scelta azzardata di fingere una devozione inesistente pur di non perdere la compagna apre le porte a un percorso narrativo che mescola il sacro e il profano con rara intelligenza emotiva.

    Poster del film "...che Dio perdona a tutti" con Carlos Hipólito, Pif e Giusy Buscemi su sfondo giallo.
    Carlos Hipólito, Pif e Giusy Buscemi nel poster ufficiale di “…che Dio perdona a tutti”, diretto da Pif.

    L’opera, attesa nelle sale italiane a partire dal 2 aprile , rappresenta l’evoluzione naturale dell’omonimo romanzo firmato dallo stesso regista e pubblicato da Giangiacomo Feltrinelli Editore. Il passaggio dalla parola stampata alla complessa grammatica visiva si avvale di una sceneggiatura curata a quattro mani con Michele Astori. L’infrastruttura produttiva alle spalle del lungometraggio è imponente e riflette la solida ambizione del progetto: una collaborazione strutturata che unisce Our Films (società del gruppo Mediawan) e PiperFilm , in associazione con Kavac Film e con il supporto strategico di Netflix.

    Si percepisce un’eleganza sottile nel modo in cui il cast è stato assemblato, sotto l’occhio attento di Maurilio Mangano. Accanto ai protagonisti, si muovono figure di indubbio spessore come Francesco Scianna, Carlos Hipólito e Maurizio Marchetti , con l’aggiunta di una sentita partecipazione amichevole di Domenico Centamore. Questa coralità corrobora la sensazione di trovarsi di fronte a un affresco umano vivido e tangibile. La direzione della fotografia di Guido Michelotti ha il compito di restituire una luce isolana pura, lontana dai filtri artificiali, dialogando in stretta sinergia con i costumi ideati da Cristiana Ricceri e le scenografie di Marcello Di Carlo. Diventa così un teatro dell’anima, dove il rito quotidiano della pasticceria assume i contorni di una liturgia parallela. Può sembrare un accostamento audace. Eppure, la preparazione meticolosa di un dolce richiede la stessa dedizione silenziosa di una preghiera. Le musiche originali composte da Santi Pulvirenti completano questo quadro, donando all’opera una tridimensionalità acustica che eleva il racconto.

    Affiora una certa perplessità sociologica analizzando l’arco trasformativo del protagonista. In un panorama culturale dominato da quello che i più giovani amano definire “hype”, dove le identità vengono spesso plasmate a tavolino per compiacere un pubblico distratto, la fatica di un uomo che si sforza di aderire a un dogma per amore diventa una potente metafora contemporanea. L’inganno iniziale, dettato dal puro timore della perdita, si scontra inesorabilmente con il peso specifico della menzogna e la fatica di un percorso spirituale affrontato per interposta persona. È esattamente in questo snodo che …che Dio perdona a tutti sembra compiere il suo salto di qualità emotivo. La presenza di una figura complice decisamente inaspettata, nientemeno che il Papa, suggerisce che la grazia e la comprensione possano manifestarsi attraverso percorsi imprevedibili. Non si percepisce l’intenzione di impartire severe lezioni di teologia, quanto piuttosto il desiderio di esplorare la vulnerabilità di chi è disposto a riscrivere le proprie coordinate morali pur di essere amato. Un’indagine lucida sul compromesso, sul bisogno di appartenenza e sull’indulgenza verso le umane debolezze.La visione di quest’opera suggerisce un approccio rilassato e aperto. Concedetevi il tempo di assorbire i ritmi del racconto in sala e, forse, programmate una sosta in una rinomata pasticceria subito dopo la proiezione; certe storie hanno bisogno dei giusti sapori per sedimentare dolcemente nella memoria.