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    F1, il blockbuster perfetto

    Brad Pitt

    F1 diretto da Joseph Kosinki centra di nuovo il bersaglio e dopo Top Gun: Maverick (e i recenti fatti internazionali che lo pongono ancora di più come fin troppo profetico), tocca con l’aiuto della federazione FIA e in particolare di chi gestisce l’ormai multimiliardario business, diretto dal nostrano Stefano Domenicali, un film che rende omaggio al motorsport e ai suoi eroi.
    Effetti speciali ben miscelati con scene girate durante i veri gran premi, partendo dagli anni ’90 con dei flashback per introdurci Sonny, ovvero Brad Pitt nei panni di un navigato pilota.
    La storia segue cliché semplici made in Hollywood, Sonny ormai ritirato dopo aver avuto un terribile incidente 30 anni prima viene richiamato nel circus da un suo amico proprietario di un team Ruben Cervantes (Javier Bardem) in difficoltà. Il Team APEXGP vede come direttrice tecnica una donna, in un modo prettamente maschile, anche se nella vera Formula 1 ormai sono numerose le donne in posizioni apicali. Kate interpretata da Kerry Condon subisce il fascino di Sonny (e onestamente quale donna nel mondo non subisce il fascino di Brad Pitt) creando risvolti nella storia e ogni riferimento a Top Gun possiamo scrivere non è casuale.
    La storia nella sua semplice evoluzione con “l’attempato” pilota esperto offre al pubblico tutto quello che per 24 domeniche all’anno ormai offre il vero Circus di F1. Non si tratta di mostrare gli incidenti, ma le riprese ci portano all’interno delle difficoltà di guidare una Formula 1, dimostrando che non si tratta di esibizione, ma di uno sport che necessità non solo abilità tecniche di guida ma anche di tutta una strategia complessa della squadra. La sceneggiatura di Kosinski e Ehren Kruger toccano bene i temi, la storia del veterano che deve fare da mentore al talentuoso ma arrogante novellino Joshua Pearce (Damson Idris).
    La pellicola nelle sue due ore e mezza di durata tiene alta l’attenzione dello spettatore, chi mastica Formula 1 da anni non rimarrà deluso e potrà collocare questo film assieme allo storico (e per ora ancora insuperato) Grand Prix di John Frankenheimer del 1966.
    Il risultato finale è il perfetto mix di storia e immagini, con alcuni toni epici, che coinvolgerà il pubblico e l’obiettivo di intrattenere è pienamente centrato. Se la pellicola servirà da ispirazione ad altri Kimi Antonelli (il giovane pilota italiano del Team di F1 Mercedes) in futuro sarà solo l’ennesimo risultato di una Hollywood che quando vuole fare le cose fatte bene non sbaglia.