Sebbene nelle sale cinematografiche italiane approdi il 4 Dicembre 2025, era in realtà dal 2022 che la sceneggiatura di Eternity attendeva di essere trasferita sul grande schermo, in quanto balzata in cima alla Black List di Hollywood che raccoglie i progetti maggiormente apprezzati ma non ancora prodotti.
Sceneggiatura che, a firma di Patrick Cunnane e del regista stesso David Freyne, autore tra l’altro dello zombie movie The cured, prende avvio immediatamente dall’improvvisa dipartita di Larry Cutler alias Miles Teller, il quale si risveglia poi in una stazione dove venditori in preda al panico propongono un’infinita gamma di possibili aldilà.
Apprende infatti da Anna, sua Coordinatrice locale incarnata da Da’Vine Joy Randolph, di avere solo una settimana per affrontare dove e con chi trascorrere l’eternità; senza immaginare che poco dopo di lui arrivi la moglie Joan, dal volto di Elizabeth Olsen, appena passata anch’ella a miglior vita.
Perché la oltre ora e cinquanta di visione altro non è che una romantica commedia fantastica in cui a movimentare la situazione provvede un terzo incomodo: Luke, ovvero Callum Turner, primo amore della donna, il quale ha aspettato nel limbo sessantasette anni nell’attesa di stare insieme a lei.
E da qui il tutto si sviluppa con Joan che finisce dinanzi al dover decidere se trascorrere l’eternità al fianco dell’uomo con cui è stata per tutta l’esistenza o di quello che le promette la vita che avrebbe potuto vivere.
Man mano che, dal punto di scambio in cui arrivano i defunti, incrocio tra una grande stazione ferroviaria, un centro congressi e un hotel anni Cinquanta, ci si addentra nel colorato universo ultraterreno rappresentato quasi come fosse una sorta di parco giochi dei sogni visivamente pop e tempestato di cartelloni pubblicitari.
Fungendo da accattivante scenografia, è dunque proprio questo a rappresentare uno degli elementi più accattivanti di Eternity, atipico triangolo amoroso in fotogrammi caratterizzato da un’impostazione piuttosto teatrale testimoniata in particolar modo dalla grande importanza conferita alle lodevolissime performance sfoggiate dal cast.
Atipico triangolo amoroso che, tutt’altro che privo di divagazioni ironiche, gioca anche la carta della commozione nel rivelarsi, in fin dei conti, una riflessione sulla felicità e sulle scelte quotidiane.
Fino all’epilogo non scontato di un’operazione non eccelsa, ma che si lascia tranquillamente guardare, forte anche del serrato montaggio a cura di Joe Sawyer.









