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Come evitare la muffa in casa: guida definitiva alla rimozione e alla prevenzione definitiva

Dettaglio di mani che tamponano una macchia di muffa sul muro con un panno bianco e una soluzione naturale.

Vedere quella macchia scura che avanza lentamente nell’angolo del soffitto o dietro l’armadio è una sensazione terribile. Sembra quasi che la casa stia perdendo la sua battaglia contro l’invisibile e capisco bene il senso di frustrazione che si prova. Spesso ci sentiamo in colpa, pensando di non aver arieggiato abbastanza, o peggio, temiamo per la salute dei nostri polmoni e di quelli dei nostri cari. Lo so, la tentazione di correre a prendere il primo spruzzino che promette miracoli è forte, ma prima di agire d’impulso dobbiamo capire che la muffa non è solo sporco, è un organismo vivo che sa come difendersi se lo attacchiamo nel modo sbagliato.

L’illusione della candeggina

La prima cosa che quasi tutti facciamo quando vediamo il nero sul muro è armarci di candeggina. È una reazione naturale, un po’ come quando cerchiamo di grattare via una macchia di ruggine da una vecchia bicicletta sperando che non torni più. Il problema è che la candeggina agisce come un trucco estetico molto efficace ma profondamente ingannevole. Quando la spruzzi, la muffa sparisce alla vista in pochi secondi e il muro torna bianco. In quel momento pensi di aver vinto, ma in realtà hai appena servito il pranzo al tuo nemico.

La candeggina è composta per la stragrande maggioranza da acqua. Il cloro, che è la parte aggressiva, evapora molto velocemente e riesce a sbiancare solo la parte superficiale del fungo, quella che vediamo noi. Sotto la superficie, però, rimangono le cosiddette ife, che sono un po’ come le radici di un albero piantate nel muro. Mentre il cloro vola via, l’acqua contenuta nel prodotto penetra in profondità nei pori dell’intonaco. Immagina di voler eliminare un’erbaccia nel tuo giardino e di bagnare per bene il terreno subito dopo aver tagliato solo le foglie superiori: la pianta tornerà a crescere più forte e rigogliosa di prima. Ecco perché, dopo aver usato la candeggina, spesso la muffa si ripresenta nel giro di poche settimane, ancora più estesa e scura.

Il test del ponte termico con il termometro a infrarossi

Per risolvere il problema alla radice dobbiamo smettere di fare gli indovini e iniziare a fare i medici della casa. Esiste uno strumento molto semplice ed economico, che si trova ormai ovunque, chiamato termometro a infrarossi. È quella sorta di piccola pistola digitale che molti abbiamo imparato a conoscere durante il periodo della pandemia. Invece di misurare la nostra febbre, lo useremo per trovare la febbre dei nostri muri. Questo passaggio è fondamentale per capire se la muffa nasce perché la stanza è troppo umida a causa delle nostre abitudini o se il muro ha un difetto di costruzione, quello che i tecnici chiamano ponte termico.

Usarlo è semplicissimo, quasi come puntare un telecomando verso la televisione. Durante una giornata fredda, prova a misurare la temperatura al centro di una parete interna e poi punta il raggio laser verso l’angolo dove solitamente si forma la muffa. Se noti una differenza di molti gradi, per esempio se il centro muro segna 19 gradi e l’angolo ne segna 13, hai trovato il colpevole. Quell’angolo è come un bicchiere di acqua ghiacciata lasciato sul tavolo d’estate: l’umidità presente nell’aria, appena tocca quella superficie fredda, si trasforma in goccioline d’acqua. È la condensa, il banchetto preferito dai funghi. Sapere questo ti permette di smettere di colpevolizzarti e di capire che, forse, serve un piccolo intervento di isolamento o un deumidificatore posizionato strategicamente.

Aceto o acido citrico? La verità scientifica

Una volta capito perché la muffa si forma, dobbiamo rimuoverla senza nutrirla. Qui entra in gioco la chimica domestica, quella buona che non ci intossica i polmoni. Spesso si sente dire che l’aceto sia un ottimo rimedio, ed è vero che ha un’azione igienizzante. Tuttavia, l’aceto ha un limite: essendo un prodotto organico, in certi casi può paradossalmente fornire del nutrimento residuo ad alcuni tipi di microrganismi se non viene sciacquato alla perfezione. Il vero campione della pulizia profonda è l’acido citrico, che puoi trovare facilmente in polvere nei negozi di prodotti naturali o in ferramenta.

L’acido citrico è una sostanza naturale ma spietata con i funghi perché altera drasticamente il pH della superficie. La muffa, per sopravvivere e riprodursi, ha bisogno di un ambiente neutro o leggermente acido ma molto specifico. Saturando la zona con una soluzione di acido citrico, rendi il muro un terreno sterile e inospitale, come se stessi cercando di far crescere dei tulipani nel deserto del Sahara. Per usarlo basta sciogliere circa 150 grammi di polvere in un litro d’acqua tiepida. Invece di spruzzare e rischiare di far volare le spore ovunque, come polline al vento, la strategia migliore è bagnare un panno e tamponare delicatamente la zona. In questo modo intrappoli la muffa nel tessuto e la rimuovi fisicamente senza disperderla nell’aria che respiri.

Un piccolo trucco finale che mi sento di darti, dopo anni passati a vedere muri rovinati, riguarda il modo in cui apri le finestre. Non serve lasciarle socchiuse per ore, che serve solo a raffreddare i muri e peggiorare il ponte termico. Meglio fare quello che io chiamo il cambio d’aria d’urto: apri tutto per cinque minuti, creando una bella corrente d’aria, e poi richiudi. È come svuotare un secchio d’acqua sporca per riempirlo subito con acqua pulita, senza dare il tempo alla struttura della casa di perdere il suo calore prezioso.