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    Dangerous animals: sapore di male

    Prima ancora dei titoli di testa, è immediatamente un’uccisione ad aprire la oltre ora e mezza di visione che costituisce Dangerous animals, ritorno all’horror in fotogrammi per Sean Byrne, autore di The loved ones e The devil’s candy.
    Uccisione per mano dello psicopatico Bruce Tucker che, interpretato dal Jai Courtney di Terminator: Genisys, ricorda non poco nei connotati il Richard Dreyfuss dei tempi de Lo squalo di Steven Spielberg.
    Del resto, non solo il grosso pescecane che veniva affrontato da Roy Scheider è conosciuto a Hollywood con il nome di Bruce, ma, proprio come l’Hooper incarnato da Dreyfuss in quel capolavoro del 1975, Tucker dispone qui di una gabbia per potersi immergere nelle acque marine al fine di osservare da vicino i predatori acquatici in questione.
    Perché agli occhi di tutti altro non è che un tizio il cui lavoro consiste nell’accompagnare turisti in elettrizzanti tour in mezzo, appunto, agli squali; mentre la verità è che il suo hobby consiste nel dare in pasto a questi povere malcapitate che riprende proprio mentre vengono sbranate, per poi collezionare i filmati in videocassette contraddistinte dalla ciocca di capelli della vittima di turno.
    Malcapitate tra cui la surfista ribelle Zephyr alias Hassie Harrison, la quale, dopo un’avventura di una notte con il Moses dal volto di Josh Heuston, in cerca di evasione tra le onde australiane finisce segregata dal serial killer, il quale non aspetta altro che renderla protagonista del suo prossimo snuff movie.
    Man mano che, con il consueto ricorso al sempreverde sfruttamento del sonoro per provocare balzi dalla poltrona, Dangerous animals – nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 20 Agosto 2025 – si rivela chiaramente un incontro tra il filone degli shark movie e quello proto-slasher dei massacratori squarta-fanciulle.
    Un incontro che, con la Ooby dooby dei Creedence Clearwater Revival presente all’interno della colonna sonora anche in una rilettura delle Teen Jesus and the Jean Teasers, Byrne gestisce come un autentico gioco sadico immerso nel blu e destinato a concretizzarsi nella lotta per la sopravvivenza attuata da Zephyr alla sola ricerca di una via di fuga.
    Una lotta per la sopravvivenza decisamente serrata e non priva di crudezza e liquido rosso che cattura in maniera efficace l’attenzione dello spettatore per l’intero svolgimento di Dangerous animals… in fin dei conti esercizio di stile senza grosse sorprese che, sorvolando su alcune forzature di sceneggiatura (si pensi solo alla maniera in cui Moses intuisce dove possa essere finita la ragazza), garantisce comunque una fresca serata d’intrattenimento da brivido estivo dinanzi al grande schermo.