È soltanto nel corso dell’ultimissima parte di Cinque secondi – nelle sale cinematografiche a partire dal 30 Ottobre 2025 – che apprendiamo il significato del titolo di quello che rappresenta il diciassettesimo lungometraggio di finzione per il livornese Paolo Virzì, un anno dopo Un altro Ferragosto.
Una oltre ora e quaranta di visione al cui centro, fin dall’incipit, abbiamo Valerio Mastandrea nei panni dell’Adriano che, scontroso e dall’aria trascurata, vive in solitudine all’interno delle stalle ristrutturate di Villa Guelfi, dove trascorre le giornate senza fare nulla ed evita il contatto con tutti; nascondendo, in realtà, un dramma di cui apprendiamo i retroscena man mano che i fotogrammi avanzano e che abbiamo in scena, tra gli altri, Ilaria Spada nel ruolo della ex moglie Letizia e una Valeria Bruni Tedeschi dall’aria più o meno angosciata come di consueto in quello della collega di lui Giuliana.
La Giuliana cui, con la “scusa” che si è rifatta le tette, la sceneggiatura a firma dello stesso Virzì insieme al fratello Carlo e al fido Francesco Bruni mette in bocca anche una frecciatina critica nei confronti della sanità italiana, frase palesemente atta ad incrementare la dose di ingredienti utili a mettere in piedi il classico filmetto nostrano accchiappa-finanziamenti statali e cerca-premi.
Frase che fa il paio col “fascista di merda” tramite cui viene apostrofato un poliziotto durante lo sgombero dell’occupazione abusiva nella villa, messa in atto da una comunità di giovani comprendenti la Matilde alias Galatéa Bellugi che da bambina lavorava lì la vigna insieme al nonno Conte Guelfo Guelfi.
La Matilde che rimane incinta proprio di uno dei ragazzi, senza preoccuparsi tanto del fatto che il suo bambino potrà ritrovarsi senza un padre e che non manca ovviamente di scontrarsi con Adriano, reso da un Mastandrea convincentissimo nell’alternare momenti seriosi e spruzzate d’ironia.
Anche se, in verità, non si ride praticamente mai durante lo svolgimento di Cinque secondi, che, con inclusi nel cast una Anna Ferraioli Ravel avvocato, un Francesco Maria Dominedò vicecommissario e lo scrittore ed ex magistrato Giancarlo De Cataldo in vesti di giudice, si rivela – con tanto di gratuito bagno nudo proto-hippy al mare – una delle troppe inutili e irrilevanti operazioni in fotogrammi che tempestano ormai la produzione tricolore da grande schermo dagli anni Novanta… tentando di camuffarsi maldestramente, oltretutto, dietro alla ricerca della lacrima facile.









