Come già lasciato presagire dalla diffusione dell’esilarante videoclip La prostata inflamada pochi giorni prima dell’uscita nelle sale cinematografiche stabilita per il 25 Dicembre 2025, è da un controllo alla prostata con risate annesse che prende avvio Buen camino, sesto lungometraggio che vede protagonista il golden boy della commedia italiana d’inizio terzo millennio Checco Zalone (all’anagrafe Luca Medici).
Lungometraggio che ce lo fa ritrovare sotto la regia del conterraneo pugliese Gennaro Nunziante – insieme a cui firma anche la sceneggiatura – dopo essersi autodiretto nel 2020 in Tolo tolo e che, con grottesco parrucchino sulla testa, lo cala nei panni di un cafonissimo arricchito unico discendente di un produttore di divani non proprio in salute.
Personaggio chiaramente ispirato ai molti soggetti da gossip e social network che sfoggiano lusso e pacchianeria, con tanto di imponenti imbarcazioni, frequentazioni di hotel esclusivi, quattroruote Ferrari a portata di mano e giovanissima modella messicana come fidanzata a proposito di cui non esita ad affermare: «Lei ha il permesso di soggiorno, anche se preferiamo la camera da letto».
Tra assurde osservazioni riguardanti Città del Messico e i cinque continenti, è la presa in giro all’ignoranza quotidianamente emergente da questi individui spesso eletti addirittura ad idoli delle masse (anzi, il più delle volte dei follower) che sfrutta intelligentemente Buen camino già a cominciare dall’equivoco con foto della figlia avuta da Checco dalla ex moglie Linda alias Martina Colombari, ora accompagnata dall’intellettualoide Tarek incarnato da Hossein Taheri.
«Lui è l’unico palestinese che occupa un territorio: gaza, gaza mia», sfodera sfrontatamente nei suoi confronti Zalone, facendo centro nel colpire e disgustare gli ipocriti benpensanti come pure quando se ne esce con una battuta riguardante Schindler’s list – La lista di Schindler.

D’altra parte, come è risaputo la sua è una comicità che non va certo a braccetto con il politicamente corretto e che, però, a differenza di quella dell’Angelo Duro dell’insostenibile ma redditizio Io sono la fine del mondo dello stesso Nunziante, offre spunti di riflessione nei riguardi della società che ci circonda rivelandosi, fin dai tempi dell’ottimo debutto zaloniano sul grande schermo Cado dalle nubi, lo strumento utile a concretizzare in chiave leggera autentici percorsi di formazione in fotogrammi.
Perché, impegnato ad inseguire la già citata figlia Cristal (così chiamata in onore delle famose bollicine francesi!!!) interpretata da una brava Letizia Arnò, minorenne improvvisatasi pellegrina per intraprendere il cammino di Santiago di Compostela, è a tutti gli effetti un percorso di formazione quello che caratterizza la circa ora e mezza di visione atta a costituire Buen camino.
Un percorso di formazione che, con inclusa nel cast una Beatriz Arjona lodevolmente calata nel ruolo della guida Alma, mira in maniera evidente a parlare di riscoperta dei valori e della fede filtrandola attraverso la tematica del rapporto tra padri e rampolli… senza dimenticare, ovviamente, di consentire allo spettatore di ridere minuto dopo minuto grazie alla sequela di azzeccate battute e gag, da quella con il vino all’altra nel ristorante stellato in compagnia della borgatara in sovrappeso Corina.
Bentornati insieme Checco e Gennaro!









