Home Magazine Entertainment Bring her back – Torna da me: dopo Talk to me…

    Bring her back – Torna da me: dopo Talk to me…

    Nelle sale cinematografiche italiane dal 30 Luglio 2025, Bring her back – Torna da me apre immediatamente con il giovane Andy interpretato dal Billy Barratt di Kraven – Il cacciatore che, affiancato dalla sorellastra ipovedente Piper alias Sora Wong, si ritrova in bagno dinanzi al cadavere del padre, che sembrerebbe essere stato ucciso.
    Una tragica circostanza che porta i due ad andare a vivere nella casa isolata della nuova madre adottiva Laura, cui concede anima e corpo la Sally Hawkins de La forma dell’acqua – The shape of water di Guillermo del Toro e che vive insieme al piccolo Oliver dai connotati di Jonah Wren Phillips, a quanto pare soggetto problematico.
    Madre adottiva con cui, dunque, i due ragazzi fanno la progressiva conoscenza e che, manifestando fin da subito un comportamento piuttosto bizzarro, rappresenta l’elemento principale su cui la oltre ora e quaranta di visione punta per stimolare la curiosità nello spettatore nei confronti di ciò che dovrà accadere sullo schermo.
    Una curiosità che i due registi, i gemelli australiani Danny e Michael Philippou reduci dall’acclamato Talk to me del 2022, generano costruendo una lenta narrazione ma facendo distaccare l’operazione in questione dalla tipologia di horror in fotogrammi in cui è rientrata la precedente.
    Infatti, se lì si partiva da un plot proto-Ouija per poi lasciar intravedere più o meno avvertibili citazionismi e rimandi cinefili spazianti da It follows di David Robert Mitchell a Smile di Parker Finn, qui si guarda meno al soprannaturale e ci si sposta dalle parti della “glacialità” drammatica di certa Settima arte europea, in particolar modo di quella del tedesco Michael Haneke.
    E la prova di una Hawkins ottimamente ambigua rientra di sicuro tra i maggiori pregi dell’insieme; man mano che, con un occhio vagamente rivolto anche al Martyrs di Pascal Laugier, sangue e violenza non mancano davvero.
    Perché, nel condurre verso la macabra rivelazione di Bring her back – Torna da me, i fratelli Philippou si pongono chiaramente l’obiettivo di colpire più volte attraverso situazioni decisamente disturbanti comprendenti, nel mucchio, lame di coltello nella bocca e “devastazioni” odontoiatriche.
    Senza risultare mai prevedibili e approdando all’epilogo di un incubo per immagini in movimento che potrebbe tranquillamente essere il resoconto di un raccapricciante fatto di cronaca… spingendo allo stesso tempo a chiederci, però, quanto tutta la evidente ricerca di autorialità da film “impegnato” possa giovare ad un genere popolare e di immediata presa sul pubblico quale è l’horror.