Nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 29 Gennaio 2026, Ben – Rabbia animale segna il ritorno all’eco vengeance (filone costituito da film incentrati su animali assassini) per il cineasta britannico Johannes Roberts.
Perché, autore, tra l’altro, del cineVgame Resident evil: Welcome to Raccoon City, non dobbiamo dimenticare che si è occupato di feroci squali attraverso 47 metri e il suo sequel 47 metri – Uncaged.
Ma qui cambia bestiario e, sebbene quello di Ben sia un nome che riporta nella memoria dei cinefili strettamente amanti del genere il nero ratto del dittico anni Settanta costituito da Willard e i topi e L’ultima carica di Ben, è ad uno scimpanzé che si fa riferimento.
Lo scimpanzé domestico della Lucy interpretata da Johnny Sequoyah, tornata per le vacanze alle Hawaii dalla sua famiglia: il padre Adam, non udente, e la sorella minore Erin, ovvero Troy Kotsur e Gia Hunter.
Scimpanzé che, man mano che entrano in scena anche altri amici che affiancheranno la protagonista durante il week-end nella sua moderna abitazione, finisce per rivelarsi un discendente di più o meno illustri predecessori ominidi killer cinematografici quali i Link e Shakma visti nelle rispettive omonime pellicole.
Infatti, mentre viene concesso il gusto spazio per presentare i giovani allo spettatore, Ben, come il titolo italiano suggerisce (in originale è Primate), contrae la rabbia trasformandosi in una sanguinaria creatura.
Trascinando di conseguenza la quasi ora e mezza di visione in una vera e propria lotta per la sopravvivenza destinata a svolgersi totalmente all’interno della casa.
Ed è un prologo immediatamente all’insegna dello splatter ad aprire Ben – Rabbia animale, che provvede poi a giocare di jump scare e falsi allarmi immergendosi in toni efficacemente cupi per condurre attraverso il suo lento incedere verso l’attesa mattanza.
Una mattanza che Roberts gestisce sfoggiando un’apprezzabile padronanza del mezzo tecnico mentre, tra crani fracassati e perfino una mandibola strappata via, non ci va affatto tenero per quanto riguarda la violenza.
Con la risultante di un’operazione che, forte in particolar modo dell’ampio ricorso ad effetti concreti, riporta nostalgicamente ad esempi analoghi horror risalenti agli anni Ottanta e Novanta come quelli sopra menzionati… anche se il fan maggiormente esperto e attento può tranquillamente intuire in anticipo l’epilogo di Ben – Rabbia animale.









