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    Antropophagus: Le origini, un prequel necessario

    Nelle sale cinematografiche a partire dal 28 Luglio 2025, Antropophagus: Le origini è al contempo prequel e sequel (o una sorta di reboot) del celebre cult horror italiano Antropophagus (1980) diretto da Joe D’Amato, famigerato per le sue scene estreme a base di gore esplicito, tanto da diventare uno dei “video nasties” banditi nel Regno Unito.
    Già regista di Antropophagus II (2022), Dario Germani cerca di raccontare le origini del famigerato mostro cannibale al centro della saga, approfondendo la maniera in cui quello che era un normalissimo essere umano sia diventato un assassino mangiatore di carne umana, tra traumi familiari e atmosfere malsane.
    La trama vede Hanna (Valentina Corti) che, accusata dell’omicidio del marito, fugge in Ungheria per proteggere il figlio che porta in grembo. A Budapest si rivolge al cugino Hugo (Salvatore Li Causi), ritrovandosi però intrappolata in una spirale di violenza e orrore legata ad un passato mostruoso.
    Senza anticipare nulla a proposito dei risvolti narrativi del lungometraggio, possiamo parlare di discreti effetti speciali artigianali (scelta voluta) e di recitazione forse non perfetta, ma che in realtà riflette benissimo le atmosfere del capostipite, regalando un ottimo prequel/sequel che, a distanza di quarantacinque anni, sfrutta il basso budget rivelandosi un esempio per chi magari nel passato ha presentato lavori di dubbio valore o addirittura mai distribuiti (per non parlare dei recenti scandali legati ai finanziamenti nel settore cinematografico).
    Quindi, tanto di cappello a Germani, che con Antropophagus: Le origini confeziona un horror decisamente consigliato agli appassionati del genere, i quali in estate, come da tradizione, trovano pane per i loro denti sul grande schermo.
    Un capitolo che, tra contaminazioni psicologiche e schizzi di sangue dal sapore anni Ottanta, merita davvero; nella speranza, magari, che il buon Nanni Moretti trovi il tempo di muovergli contro una critica negativa come fece a suo tempo con Henry – Pioggia di sangue (1986) nel suo Caro diario (1993), considerando che ciò ebbe solo l’effetto contrario, facendo aumentare ulteriormente lo status di cult movie di cui già godeva il bel film di John McNaugthon incentrato sul prolifico serial killer Henry Lee Lucas.