Nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 16 Ottobre 2025, è presso l’università di Yale che si svolgono le quasi due ore e venti minuti di visione che costituiscono After the hunt – Dopo la caccia, diretto dal Luca Guadagnino autore, tra l’altro, di Chiamami col tuo nome e Queer.
Quasi due ore e venti minuti di visione che calano la vincitrice del premio Oscar Julia Roberts nei panni di Alma, algida professoressa che si trova alle prese con un momento cruciale della propria vita personale e professionale quando la studentessa modello Maggie alias Ayo Edebiri comincia ad asserire di essere stata molestata sessualmente da uno dei colleghi della donna, nonché suo amico intimo: Hank, ovvero l’Andrew Garfield del dittico The Amazing Spider-man.
Perché, mentre Michael Stuhlbarg ricopre il ruolo di Frederik, marito psicoterapeuta di una Alma il cui passato nasconde un oscuro segreto, è chiaro che sia una situazione tipica del periodo storico relativo al tanto chiacchierato movimento MeToo a rappresentare il fulcro di quello che intende essere un dramma psicologico in fotogrammi.
Un dramma che si costruisce in maniera piuttosto teatrale puntando in particolar modo sulle prove sfoggiate dal cast, tanto che sono i dialoghi a dominarne l’intera narrazione.
Una verbosità imperante, quindi, non rende certo scorrevole l’evoluzione di After the hunt – Dopo la caccia, che, considerando la tematica affrontata dalla sceneggiatura scritta dalla Nora Garrett presente anche nel ruolo di Billie, non manca di infarcirsi banalmente d’infinità di luoghi comuni spazianti da discorsi che accennano al patriarcato al ribadire che l’ambiente lavorativo è dominato da uomini bianchi.

Come non dimentica neppure di inserire l’elemento transgender con l’Alex di Lio Mehiel… illudendoci poi di regalare un apprezzabile twist ending quando, in prossimità dell’epilogo, proprio Alma fa una particolare confessione a Frederik.
Illudendoci, già, perché, noioso e tirato eccessivamente per le lunghe, After the hunt – Dopo la caccia non manifesta il coraggio di andare fino in fondo nel prendere una posizione, rimanendo a suo modo in maniera furba nell’area protetta e intoccabile del prodotto proto-femminista e lasciando al contempo, però, solo dubbi nello spettatore.









