Non è il profumo dell’incenso, né l’eccesso di umidità, ad appesantire l’aria nel Centro Olistico Shanti di Cremona. È l’imbarazzo. Un imbarazzo denso, quasi solido, che si taglia con il filo teso della spallina di un top troppo sottile. Qui, dove i cremonesi cercavano la quiete post-pandemica e il contatto con il proprio dharma, hanno invece trovato Clarissa.
Clarissa ha 42 anni, un fisico che a confronto i calendari degli anni Novanta sembrano disegni a carboncino, e una flessibilità che sfida non solo la gravità, ma anche il buon senso. Era, fino a pochi mesi fa, l’incarnazione della maestra di Yoga perfetta: parole misurate, respiro calibrato, serenità zen garantita. Poi, qualcosa è cambiato. Quella che una volta era una delicata sequenza di allungamenti, si è trasformata in una audizione per il Cirque du Soleil, con un forte accento sulla componente ginnico-erotica.
Quando la posizione del loto si fa polemica
Il dramma non si consuma sui tappetini di lana merinos, ma negli sguardi. I dieci, quindici allievi – per lo più professionisti stressati, madri di famiglia in cerca di un’ora di tregua e qualche pensionato devoto – entrano in aula sperando nel sollievo. Esco scuotendo la testa, non per i muscoli indolenziti, ma per la vertigine emotiva.
Il problema, spiegano, non è la difficoltà tecnica dell’asana. Il problema è Clarissa.
Durante il classico «saluto al sole», la nostra maestra di Cremona ha iniziato a variare le posizioni tradizionali con un’intensità e una trasparenza nell’abbigliamento che non lasciano spazio all’immaginazione. Il capo d’imputazione più grave riguarda la sua versione estrema del Vasisthasana, la posizione della plancia laterale, che lei esegue non solo sollevando la gamba con disinvoltura fino all’orecchio, ma mantenendo un contatto visivo con la classe che alcuni definiscono «eccessivo».
«Si può meditare guardando le gambe della maestra che disegnano un angolo di 180 gradi senza mutande contenitive? Io dico di no», confida Mario, un avvocato cinquantenne che ha abbandonato il corso dopo il «triangolo esteso» della settimana scorsa. «Non è spiritualità, è un atto di accusa contro i nostri lombi rigidi».
Il «cane a testa in giù» che mette in crisi l’equilibrio di tutti
Il culmine del disagio viene raggiunto nel momento sacro di ogni lezione: il Adho Mukha Svanasana, il famoso «cane a testa in giù». Una posizione di rilassamento, dove la testa si libera e il corpo si distende. Per Clarissa, è l’occasione perfetta per mostrare la sua interpretazione del fitness contemporaneo.
La versione Clarissa è un split in verticale con le gambe tese, eseguito a metà stanza, accompagnato da ansimi esagerati e un’espressione di estasi forzata. Gli allievi, anziché godere del beneficio dell’inversione, sono costretti a valutare tattiche di fuga visiva. C’è chi fissa intensamente il battiscopa, chi chiude gli occhi e finge la trance, e chi, come la signora Franca, ha cominciato a portare sciarpe grandi quanto teli da mare per coprirsi la visuale.
«Ci ha spiegato che il vero Yoga non ha filtri, e che liberarsi del pudore fa parte del percorso», racconta sotto anonimato un’allieva storica. «Ma il nostro percorso non era liberarci dal pudore, era liberarci dal mal di schiena. Adesso ho male al collo per quanto mi sforzo di guardare il soffitto».
Crisi di mezza età o marketing spirituale? L’ipotesi Cremona
Nessuno a Cremona ha il coraggio di affrontare Clarissa direttamente. La paura di sembrare dei puritani bacchettoni o, peggio, di essere meno fluids di lei, blocca qualsiasi protesta formale. L’unica voce che si è alzata è stata quella di una signora molto anziana che, dopo una sequenza di flessioni degne di un ballerino di pole dance, ha semplicemente chiesto a voce alta: «Ma non è troppo freddo qui per stare così scollata?».
L’ipotesi giornalistica più accreditata, nella cittadina lombarda, è che Clarissa stia attraversando un momento di ridefinizione personale, forse amplificato dai quarant’anni e da una ritrovata, esplosiva, consapevolezza fisica. Qualcuno parla di un burnout spirituale che si manifesta con l’esibizionismo, altri sussurrano che abbia visto troppo Tik Tok.
Quel che è certo è che la serenità promessa è svanita. Il Centro Shanti non è più un luogo di meditazione, ma un palcoscenico di alta performance dove la spiritualità è stata sostituita da un’involontaria, ma potentissima, commedia di costume. E mentre Clarissa si esibisce in un ponte perfetto che sfida l’anatomia, gli allievi di Cremona si chiedono solo se è lecito, in nome della salute mentale, disdire l’abbonamento per iscriversi a un più tradizionale corso di pilates in acqua. Almeno lì, gli eccessi restano a galla.









