Prima che ci si sposti al giorno precedente, è il 16 Ottobre del 1932 a Clarksdale, nel Mississippi, che prende avvio I peccatori, lungometraggio che segna il ritorno di Michael B. Jordan sotto la regia del Ryan Coogler che lo aveva già diretto in Creed – Nato per combattere e nel dittico Black panther.
E tutt’altro che inavvertibile è, di conseguenza, il tentativo di proporre un Dal tramonto all’alba in salsa blaxploitation, ovvero popolato da un cast all black come si usava fare negli anni Settanta quando vennero sfornate, tra le altre, riletture horror indirizzate al pubblico afro-americano quali Blacula di William Crain e Blackenstein di William A. Levey.
Ma, mentre il cult movie regalatoci nel 1996 da Robert Rodriguez con la benedizione di Quentin Tarantino si rivelò sorprendente e atipico nell’inaspettata scelta di suddividere un’unica pellicola in un primo tempo in salsa gangsteristica e un secondo sfociante nel sanguinolento vampire movie, I peccatori già parte svantaggiato nell’idea di sfruttare una formula che ha ormai da tempo avuto modo di dare, quindi, i suoi buoni frutti.
Aggiungiamo poi il fatto che Coogler non possiede certo la sensibilità per la celluloide di genere che hanno dimostrato di avere, invece, gli autori di El mariachi e Pulp fiction, capaci di regalare proprio con Dal tramonto all’alba un esplosivo (doppio) spettacolo che conquista dal primo all’ultimo fotogramma.
Con ultime sequenze poste durante lo scorrimento dei titoli di coda, infatti, il suo film fornisce il primo accenno di horror dopo aver dedicato circa quaranta minuti alla lenta e noiosa presentazione dei diversi personaggi, per poi entrare nel vivo del cinema di paura soltanto una volta superata la metà dell’insieme.
A partire da questo momento, però, l’operazione non migliora affatto, da un lato proponendo circa mezz’ora di splatter visto e rivisto oltretutto approdante ad una breve parentesi da action movie ridicola e fuori luogo, dall’altro facendo sfoggiare reazioni e battute idiote ai protagonisti dinanzi al massacro (da manuale l’anziano che dice qualcosa come “Sentite questo strano odore? Perché mi sto cagando addosso”).
Tutto questo, ovviamente, per mettere in mezzo pure in maniera confusionaria un sottotesto antirazzista in un fiacco agglomerato in cui l’horror non sembra altro che inserito forzatamente, all’interno di una sceneggiatura atta a miscelare in maniera non poco pasticciata storiche questioni riguardanti i neri d’America, tanta invadente musica blues e addirittura accenni al Ku Klux Clan.
Insomma, se proprio dovete guardarvi un derivato di Dal tramonto all’alba, lasciate perdere I peccatori e recuperate altri almeno discreti titoli come Il cavaliere del male di Ernest R. Dickerson o Fuga verso l’inferno di Ryûhei Kitamura.