Home Magazine Entertainment “Tu quoque”: non ci resta che Battista

    “Tu quoque”: non ci resta che Battista

    Se nel 1984 Massimo Troisi e Roberto Benigni si ritrovavano nel 1492 in Non ci resta che piangere e, oltre tre decenni più tardi, Salvatore Ficarra e Valentino Picone finivano catapultati addirittura nell’Anno Zero ne Il primo Natale, nelle sale cinematografiche dal 3 al 9 Aprile 2025 Tu quoque trasporta nel 44 a.C. nientemeno che Maurizio Battista.
    Anche co-sceneggiatore del lungometraggio insieme al regista Gianni Quinto, qui al suo debutto dietro alla macchina da presa, il comico romano veste infatti i panni di Massimo: un uomo di mezza età che, sommerso dai debiti e afflitto da un pessimo rapporto con il figlio Edoardo alias Guglielmo Poggi avuto dalla ex moglie Luisa, ovvero Milena Miconi, dopo aver scoperto che gli sono rimasti soltanto tre mesi di vita si risveglia, appunto, nell’antica Roma in seguito ad un incidente a bordo del suo motorino.
    Ma, prima ancora di intraprendere questo assurdo viaggio nel passato, non manca di regalare occasioni per ridere già ai giorni nostri attraverso situazioni come quella della conversazione con un impiegato dell’Agenzia delle entrate dal volto di Stefano Antonucci o la sequenza presso l’officina del meccanico incarnato da Sergio Di Pinto.
    Due storici caratteristi della nostra commedia che vanno ad impreziosire ulteriormente il ricco cast di Tu quoque, comprendente, tra gli altri, i Giorgio Caputo e Marco Conidi della serie televisiva Romanzo criminale rispettivamente nei ruoli di Cassio e Bruto.
    Perché è salvando la vita ad un Giulio Cesare interpretato da Paolo Triestino che Massimo inizia la sua permanenza in quella che diversi millenni dopo diventerà la caotica capitale d’Italia che tutti conosciamo.
    Una permanenza che lo porta ad avvicinare figure quali la Calpurnia di Francesca Antonelli, la Aruspice di Lucianna De Falco, l’Aleris della star del web Salvatore Papaleo e l’architetto Marco Vipsanio Agrippa del cesaroniano Giancarlo Ratti.
    Senza contare l’avvocato Cicerone di Diego Verdegiglio, con il quale intraprende discorsi relativi a separazioni e divorzi che provvedono a strappare diverse risate; nel corso di una circa ora e mezza di visione la cui comicità, ovviamente, gioca soprattutto di contrasto tra ciò che Massimo già sa della futura Città eterna e quel che gli antichi romani che incontra stanno ancora progettando e costruendo (si parla, tra l’altro, di ZTL e Pantheon).
    Una circa ora e mezza di visione che, pur tendendo ad infiacchirsi durante lo svolgimento della sua seconda parte, rimane nel complesso piacevole… riscattandosi totalmente tramite un tutt’altro che aspettato epilogo capace anche di risultare commovente.