Con un’ultima sequenza posta durante lo scorrimento dei titoli di coda, Prophecy – nelle sale cinematografiche solo il 24, 25 e 26 Marzo 2025 – è l’adattamento italiano per il grande schermo del manga seinen scritto e illustrato da Tetsuya Tsutsui, pubblicato nel nostro paese da J-Pop.
Adattamento che aggiunge una vena comedy a quella che era la decisamente più cupa fonte di partenza su carta per inscenare la vicenda del Gates interpretato dal Damiano Gavino di Nuovo Olimpo, il quale, vistosi rubare l’dea per il programma di start up finanziaria che avrebbe reso milionari lui e il suo amico Ade alias Haroun Fall, decide di vendicarsi proprio del colpevole: il ricco imprenditore Manfredi, dal volto del Giulio Greco di On air: Storia di un successo.
E da qui, all’insegna del “Ruberò a loro quello che loro hanno rubato a noi: il futuro”, ci si aspetterebbe un superhero movie senza poteri speciali alla maniera di Kick-Ass, mentre questa sorta di moderno Robin Hood che si fa chiamare Paperboy, il quale altro non è che Gates dal volto nascosto dietro ad una maschera ricavata da un foglio di giornale, si limita a denunciare tramite brevi video diffusi sul web le ingiustizie, conquistando progressivamente seguaci e sostenitori.
Di conseguenza, con questi ultimi rappresentati, tra gli altri, dalla Grazia di Denise Tantucci e dal Tizio di Ninni Bruschetta, che si ritrova a svolgere l’attività di rider del food delivery alla soglia dei sessant’anni, quello che si lasciava immaginare in qualità di esempio di genere tricolore in fotogrammi finisce in realtà per ancorarsi proprio alla tipologia di spettacolo che domina la produzione del Bel paese dagli anni Novanta del XX secolo.
D’altra parte, il regista Jacopo Rondinelli tradì alla stessa maniera tali aspettative già con il suo Ride, del 2018; quindi, mentre Federica Sabatini veste i panni della poliziotta Erika, oltretutto impegnata ad osservare che quello della polizia è un ambiente di soli uomini, non c’è da stupirsi se la fase più adrenalinica di Prophecy arriva soltanto dopo circa un’ora di visione, quando viene tirato in ballo un momento proto-heist movie.
Per il resto, tra effetti amplificatori di internet, una citazione verbale della popolare serie televisiva La casa di carta e un discorso riguardante il successo che dovevi conquistarti ai tempi in cui i social network non esistevano, non abbiamo altro che un piuttosto fiacco film giovanilistico riguardante in maniera principale il precariato nel mondo del lavoro… per di più molto meno originale di ciò che vorrebbe sembrare nel rientrare nella classificazione di cinecomic.