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Maestro, Bradley Cooper in direzione Oscar

Maestro è stato presentato lo scorso settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, che spesso ospita i probabili vincitori o quantomeno i candidati all’Oscar. In questo caso la vita e le opere del compositore Leonard Bernstein interpretato da Bradley Cooper, in veste anche di regista, e affiancato dalla splendida coprotagonista Carey Mulligan, ci permettono con facilità di pronosticare le candidature (e forse la vittoria) al prestigioso premio per questa pellicola. Il film arriverà sulla piattaforma Netflix il 18 dicembre e sarà nei migliori cinema per un periodo limitato, nella formula ormai consueta scelta dal canale streaming.
La prima impressione è quella di un’opera stratificata, bensì estremamente coinvolgente, nella musica com’è inevitabile, ma anche per quanto riguarda i sentimenti. In tutta sincerità ne consigliamo vivamente la visione cinematografica se possibile, consiglio valido anche per chi, pigramente abbonato alla piattaforma, ha già pianificato di vederlo comodamente a casa. La potenza della musica e delle fotografia, accompagnata da una prima parte della pellicola in bianco nero per quindi passare al colore, sottolineano la carriera e la vita di questo artista insuperabile nel suo campo e tutto ciò contribuisce a dare forma a uno dei migliori film presentati quest’anno.
È prodotto, com’era inevitabile, da Steven Spielberg, in quanto è lui l’autore delle musiche di quel West Side Story tanto idolatrato dal regista da averne persino realizzato un remake. Cooper, alla sua seconda regia dopo A Star is Born, sceglie di compiere una operazione decisamente rischiosa, ponendosi come mimesi grazie al trucco prostetico, e dirige l’intera storia seguendo la scelta di raccontare non tanto i travolgenti successi musicali di Leonard,  quanto di andare a scovare la forza e la potenza di questo artista e del suo travolgente amore per la musica nell’intimità e nel dramma familiare.
Maestro è un racconto, senza dubbio vorticoso, di una figura nota allo spettatore meno esperto solo per il successo di West Side Story, mentre tutta la sua carriera e la sua vita, oltretutto complicata dal suo essere omosessuale (o forse, sarebbe più propriamente corretto definirlo bisessuale), ne fanno una figura originale e molto complessa. È una condizione, quella del suo orientamento sessuale, conosciuta da tutti i suoi colleghi e persino dalla moglie Felicia Cohn Montealegre (interpretata in modo magistrale da Carrey Mulligan), che aveva infine scelto di sposare e con la quale rimase legato fino alla sua scomparsa. È a lei e al suo sostegno che deve, inoltre, gran parte del suo successo.
Moltissimo della storia del compositore è stata scoperta solo in questi ultimi tempi grazie a carteggi pubblicati solo di recente, che svelano lati privati prima sconosciuti. Questo deve aver influenzato la scelta di Cooper, che cerca di entrare nella vita del compositore proprio attraverso il contrasto dei sentimenti; la scelta più intelligente che si potesse fare. La pellicola si apre con uno special televisivo dove il musicista racconta la sua vita, e come per il più classico dei biopic, si parte dall’inizio della storia con un magnifico bianco e nero curato dal direttore della fotografia Matthew Libatique.

Carey Mulligan e Bradley Cooper in una scena del film

La carriera e la storia musicale di Bernstein vengono toccate in modo originale, con una ricca coreografia per ricostruire il grande successo di West Side Story. Non mancano poi i contatti con il teatro, con la moglie, anche lei attrice, una relazione che termina dopo una vita passata assieme da cui ha avuto due figli, relazione che riprende a causa della sua grave malattia. Bradley Cooper sceglie di restituirci la figura umana di un vero e proprio genio della musica che ha dedicato gran parte della sua vita alla musa delle arti musicali, che ha saputo spaziare tra vari generi, librandosi oltre la classica e attraversando le più disparate opere e composizioni, fino a illustrare anche le composizioni più moderne in una forza inarrestabile che si esprime pienamente con le sue direzioni d’orchestra, che Cooper ci restituisce in modo maniacale in ogni suo tipico gesto.

Carey Mulligan

È una pellicola che per essere compresa appieno necessita probabilmente dell’attenta lettura del lunghissimo articolo di Wikipedia sul compositore, che Cooper riesce a condensare e a svolgere in poco più di due ore grazie alla magia del cinema. Una magia che ci restituisce una figura umana dall’immenso talento, alimentato anche da quel ménage matrimoniale che la moglie ha scelto, nel corso di un lungo periodo di tempo, di tenere in piedi e che, nel momento del bisogno, Leonard ha saputo ricambiare con tutto il suo amore riconoscendone il sostegno. È questo il messaggio più bello e potente del film, quello che fa superare anche tutti gli stereotipi sulla sessualità e, per quanto alla fine parliamo di uno struggente melodramma, Cooper riesce a donarci un’opera talmente stratificata che sembra quasi sommarsi persino al suo trucco prostetico, portandoci a comprendere bene il senso del titolo della pellicola e quello assegnato a Leonard: Maestro.
Un’ opera, come detto prima, che inevitabilmente vedremo protagonista agli Oscar 2024, il che ci fa ricordare un compositore che, sebbene abbia vinto tutti i premi possibili, curiosamente ha ricevuto una sola candidatura agli Oscar (1954 colonna sonora di Fronte del Porto) senza neppure vincere. Forse sarà questo splendido lavoro di Bradley Cooper a farglielo, finalmente, ricevere.

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