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Bussano alla porta: apocalypse now!

Nelle sale cinematografiche italiane dal 2 Febbraio 2023, Bussano alla porta – tratto dal romanzo La casa alla fine del mondo di Paul Tremblay – tira immediatamente in ballo la piccola orientale Kristen Cui per farle incontrare, tra gli alberi che si trovano nei pressi della casa in cui è con i propri genitori, un poco raccomandabile Dave Bautista affiancato da Rupert Grint, Nikki Amuka-Bird e Abby Quinn.
Genitori dai volti di Jonathan Groff e Ben Aldridge e che, ovviamente, sono una coppia omosessuale; elemento presente già nel libro e sì contestualizzato nella circa ora e quaranta di visione, ma che non fatica nel manifestare non poco il sapore di una forzatura dettata dall’abuso di tematiche inclusive tipico dell’inizio terzo millennio.
A parte questo dettaglio, con il misterioso quartetto che prende in ostaggio i tre spiegando che il sacrificio di uno dei due uomini sarà importante per la salvezza del mondo, a quanto pare in preda ad un’apocalisse che sta generando morti ovunque tra cataclismi e tragedie assortite, lo spettatore si trova quasi subito investito dal desiderio di curiosità nei confronti di ciò che dovrà accadere.
Chi sono questi minacciosi individui? E perché hanno bisogno di rovinare con l’uccisione di uno di essi la pacifica e tranquilla famigliola? Sarà vero ciò che raccontano e che mostrano attraverso i notiziari televisivi?
Sono tutti interrogativi che il cineasta indiano M. Night Shyamalan sfrutta per trasportare progressivamente la situazione in un autentico clima di paranoia; dopo aver manifestato ancora una volta – come già dimostrato, tra l’altro, in Signs e E venne il giorno – una certa influenza proveniente dal capolavoro romeriano La notte dei morti viventi nell’inscenare i momenti di assedio nell’abitazione.
E, man mano che i consueti ritmi di narrazione cui ci ha abituati il regista accompagnano l’evoluzione della vicenda, più espliciti del solito si rivelano i riferimenti biblici che hanno caratterizzato buona parte della sua filmografia.
Ma, evidente metafora in fotogrammi relativa all’importanza del sacrificio, con la brutale violenza consumata sempre fuori campo Bussano alla porta appare esclusivamente in qualità di guardabile esercizio di stile che, approdante ad un abbastanza prevedibile e molto poco sorprendente twist ending, si limita a coinvolgere senza particolari guizzi.

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