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Alexanderplatz Jazz Club: da giovedi 3 novembre 2022 al via la nuova stagione

Riapre, giovedi 3 novembre, l’Alexanderplatz Jazz Club di Roma, giunto ormai al 39° anno di attività, con la direzione artistica di Eugenio Rubei, inserito dai critici tra i 100 club di jazz più importanti al mondo, luogo dove si sono incontrati musicisti di tutto il mondo. Molti di questi artisti hanno lasciato una traccia nel locale che è ancora visibile nelle pareti, interamente ricoperte dalle firme dei più grandi jazzisti mondiali. Apertura, giovedi 3 novembre, con replica venerdi 4 e sabato 5 novembre con i Deidda Brothers ovvero, Alfonso Deidda, sax contralto, flauto e pianoforte, Sandro Deidda, sax soprano, sax tenore e clarinetto e Dario Deidda, basso elettrico. Grande musica con gli immortali standard del panorama jazz e brani originali composti dai componenti del gruppo. I Deidda Brothers possono essere considerati non solo fra i più talentuosi musicisti a livello internazionale, ma anche una sorta di”Harlem Globe Trotter” della musica, conoscendo alla perfezione la storia e il linguaggio del Jazz e suonando senza problemi almeno tre strumenti diversi, cosa che permette loro molto spesso di scambiarsi i ruoli sul palco a secondo del genere e dello stile da affrontare. Con loro sul palco per un inedito incontro di jazz ci saranno il batterista Pasquale Fiore, e la magnifica voce di Eleonora Strino, che alle doti vocali abbina una tecnica chitarristica di prim’ordine, che ne fa un enfant prodige in rapidissima ascesa sulla scena dell’italian jazz. Martedì 8 novembre, la pianista e vocalist Francesca Tandoi con il suo trio europeo. Riconosciuta dalla critica e dal pubblico come uno dei talenti più interessanti della scena jazz internazionale, ottima compositrice e straordinaria band leader, le sue performances sono state definite più volte “un’esplosione di swing” e il suo pianismo incredibilmente energetico ed elegante allo stesso tempo.Trasferitasi in Olanda nel 2009 per studiare al Royal Conservatory of The Hague, si diploma cum laude nel 2015 e di li a poco inizia la sua carriera internazionale che la vede intensamente impegnata in concerti e tour in alcuni fra i più importanti teatri, festival e club di tutto il mondo (come il North Sea jazz festival, Umbria Jazz, Cork jazz, Breda jazz, Amsterdam Arena Stadium e molti altri in USA, Indonesia, India, Giappone, Sud Africa, Russia e in tutta Europa) sia come leader del suo trio che come sideman di alcuni fra i nomi più importanti del panorama jazz italiano e internazionale. Come leader dei suoi trio dal 2014 ad oggi ha già all’attivo diverse registrazioni “For Elvira” “Something blue” “Magic Three” e “Winddance . Quest’ultimo appare nella classifica “top10 best jazz albums of 2017” della famosa rivista giapponese “Jazz life”. In uscita nel 2022 i suoi ultimi lavori discografici “When in Rome” e “Hope”.  Appare inoltre come sideman in più di 20 incisioni discografiche, tre delle quali in quartetto con il sassofonista Scott Hamilton. Giovedì 10 novembre, Johnny O’ Neil Trio. Johnny O’ Neal, una storia la sua, intensa, dura e fortunata.
Dopo 20 anni di assenza dalle scene a causa di problemi di salute, Johnny ‘O Neal è tornato, dimostrando di aver intatta tutta la sua straordinaria capacità di comunicazione. Principalmente noto negli anni Ottanta come il pianista di Art Blakey, e come sideman di molti altri grandi artisti, oggi conferma di essere un artista a “tutto tondo”, un vero intrattenitore, capace di incantare sia suonando che cantando. Un grande raccontatore, come solo i grandi artisti che hanno fatto la storia e che incarnano un certo tipo di tradizione e sanno fare.Jazz, swing, blues, conoscenza enciclopedica della tradizione. A New York, dove è tornato ad animare le serate nei principali jazzclub viene come “the Talk of the Town!” (la voce della città). Nato a Detroit nel 1956, Johnny O’Neal arrivò a New York all’inizio degli anni Ottanta. Ancora giovanissimo bazzicava già le formazioni di Milt Jackson, Sonny Stitt, Eddie ‘Lockjaw’ Davis, Buddy DeFranco, Clark Terry. Un ingaggio regolare al Blue Note gli permise di accompagnare gente come Dizzy Gillespie, Ray Brown, Nancy Wilson, Joe Pass e Kenny Burrell. In quel fortunato periodo ottenne anche un contratto discografico con la Concord e, soprattutto, entrò a far parte dei Jazz Messengers di Art Blakey. Vi rimase tra il 1982 e il 1983: il momento culminante della prima fase della sua carriera.
Nel 1986 lasciò New York e scomparve dai riflettori: per oltre due decenni ha continuato a esibirsi pressoché nell’oscurità, dovendo affrontare anche gravi problemi di salute. Pochi anni fa, all’improvviso, ricomparve a New York e da quel momento la sua storia ha ripreso l’originario slancio. Lasciati da parte gli aspetti più coriacei dell’hard bop (quello che masticava coi Jazz Messengers), O’Neal è oggi legato piuttosto al lato più swingante della grande tradizione dalla quale è emerso. È inoltre un entertainer di razza, come dimostra col suo stile vocale che mira a creare un coinvolgimento diretto con il pubblico. Venerdi 11 novembre, Max Ionata Quartet. Max Ionata è considerato uno dei maggiori sassofonisti italiani che ha all’attivo la registrazione di oltre 80 dischi di cui 13 a proprio nome e vanta importanti collaborazioni internazionali con i più grandi jazzisti del mondo. In questo concerto il leader propone un programma che spazia dalle composizioni originali tratte dal vasto repertorio di cui è autore, all’esecuzione di grandi classici della musica Jazz e Pop sapientemente arrangiati per questo organico. La formula del quartetto è da sempre la più usata nel mondo del jazz e Max, che in questa formazione ha realizzato numerosi progetti discografici, ha voluto coinvolgere in questo viaggio musicale tre fuoriclasse assoluti del Jazz Tricolore: Luca Mannutza al piano, Daniele Sorrentino al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria, musicisti raffinati che mettono a disposizione del quartetto tutta la loro grande esperienza musicale dando vita a momenti di  lirismo che si alternano a virtuosismi mozzafiato. Queste premesse sono sicuramente la garanzia di un concerto imperdibile che lascerà agli ascoltatori la voglia di ascoltare ancora quella meravigliosa musica che è il jazz. Sabato 12 novembre, Wallace Roney Jr & Joris Dudli Quartet, special guest: Rosario Bonaccorso. Alla tenera età di 24 anni, Wallace Roney Jr. sta per diventare uno dei grandi del jazz. Attraverso suo padre, Wallace Roney Sr., e sua madre, la pianista Geri Allen, è praticamente nato con la musica e ha iniziato a suonare la tromba in modo indipendente all’età di quattro anni. Non c’è da stupirsi che fino ad oggi abbia condiviso il palco con molte leggende come Chick Corea, Jimmy Heath, Lenny White, Buster Williams e Ornette Coleman. Sarà emozionante vedere due giovani e sensazionali fuoriclasse in prima fila, e due pesi massimi del jazz come sezione ritmica, la musica del gruppo è estremamente melodica con un interplay a tratti molto aperto. Sia Dudli che Bonaccorso sono compositori di alcuni dei brani del repertorio.

Giovedi 17 novembre, sarà la volta del duo composto da Michael Rosen, sax e Ettore Carucci, pianoforte. Venerdi 18 e sabato 19 novembre, Daniele Scannapieco Quartet. Con Daniele Scannapieco, sax, sul palco il fratello Tommaso al contrabbasso, Michele Di Martino al piano e Luigi Del Prete alla batteria, un progetto molto affiatato, dotato di un grande interplay e una spiccata vocazione al mainstream, che fa diventare un saggio di bop in grande stile, con decise inflessioni hard-bop. Un percorso musicale quello di Scannapieco, che dalla sua esplosione ha creato sempre grande consenso di pubblico e critica attorno a lui e alle formazioni con cui si presenta nei grandi festival. Gli intrecci fra moderno e postmoderno, cui assisteremo, sono certamente più complessi di quanto suppone chi crede di vedere tra essi un’opposizione imposta dalla standardizzazione, quali si sono dedicati, oltre naturalmente alla composizione di brani originali. Daniele Scannapieco è uno degli esponenti di punta della cosiddetta scena campana del jazz, che ha prodotto molti talenti. Dopo il diploma al Conservatorio “Giuseppe Martucci” ha fatto parte della Salerno Liberty City Band, per poi trasferirsi a Roma. Qui ha conosciuto tra gli altri Stefano Di Battista e con lui si trasferì in Francia per un lungo tour. Con Fabrizio Bosso ha fondato gli High Five, storica formazione jazz che e ha come componenti Julian Oliver Mazzariello al piano o Luca Mannutza al piano, Pietro Ciancaglini o Tommaso Scannapieco al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. Gli anni duemila sono per il musicista sassofonista un’importante tappa per la sua carriera artistica. Vince, infatti, il prestigioso premio europeo “Django d’Or” ed il premio “Positano” come miglior musicista campano. Inoltre, per due anni consecutivi (2002 – 2003) è tra i primi classificati di Top Jazz della rivista Musica Jazz. Ad oggi insegna Sassofono jazz al Conservatorio di Salerno “Giuseppe Martucci” ed è attivo nel panorama jazzistico italiano, riscuotendo grande successo in ogni suo concerto. Ha collaborato con Danilo Rea, Flavio Boltro, Dado Moroni, Greg Hutchinson, Dee Dee Bridgewater, Giovanni Tommaso, Henri Salvador, Eric Legnini. E, ancora, Enzo Pietropaoli, Dino Piana, Roberto Gatto. Giovedì 24, venerdi 25 e sabato 26 novembre, tre concerti che vedranno protagonista Francesco Bearzatti. Giovedi 24 novembre, Francesco Bearzatti Trio,con, Francesco Bearzatti, sax, Zeno De Rossi, batteria e Gabriele Evangelista, contrabbasso co ospite Daniele Tittarelli, sax con “Around Ornette Coleman” ,

un progetto dedicato al grande sassofonista e compositore Ornette Coleman, uno dei fondatori negli anni Sessanta del movimento free jazz. Venerdi 25 novembre, di nuovo Francesco Bearzatti trio con Portrait of Tony: un omaggio al grande Tony Scott, ospite il chitarrista Fabio Zeppetella. Francesco Bearzatti “Portrait of Tony”, omaggio a Tony Scott. Sul palco con Francesco Bearzatti, sax tenore, clarinetto, Gabriele Evangelista, contrabbasso e Zeno De Rossi, batteria e Fabio Zeppetella, chitarra. Questo progetto del sassofonista Francesco Bearzatti è dedicato a una leggenda del jazz dalla vita irrequieta e avventurosa: il clarinettista, sassofonista e pianista di origine siciliane Tony Scott. Spulciando tra la sua biografia Bearzatti scopre che il 17 giugno del 2021, il grande Antony Joseph Sciacca detto Tony Scott, avrebbe compiuto 100 anni. Decide quindi di rendergli omaggio da clarinettista a clarinettista attraverso sue composizioni originali. Nasce così Portrait of Tony, il nuovo progetto discografico della Parco della Musica Records, un ritratto in musica di uno dei più grandi clarinettisti della storia del jazz. “Era da un po’ di tempo – dichiara Francesco Bearzatti – che fantasticavo su Tony Scott, sulle sue incredibili doti musicali e sulla sua vita avventurosa. Dotato di un talento incredibile e di una preparazione completa, grazie al diploma presso la prestigiosa Juilliard School di New York, Tony era anche un ottimo pianista, arrangiatore e direttore d’orchestra. Era uno che, con la sua preparazione e verve, avrebbe potuto diventare famosissimo nello show business e fare un sacco di soldi. Ma Tony era un puro, amava il jazz, il be bop e i suoi sacerdoti ed era uno che si spendeva per i diritti civili. Mai e poi mai avrebbe tradito Charlie Parker e Billy Holiday, suoi intimi amici per i quali, grazie alle sue origini sicule, si spendeva presso i boss newyorkesi, proprietari dei night club, per procurarsi e procurare loro degli ingaggi. Tra gli anni ’40 e ’50 diventò popolare, lavorò con tutti i grandi della musica, e per parecchi anni, venne eletto dalla critica specializzata, miglior clarinettista jazz dell’anno.” Tony Scott ha suonato con i più grandi jazzisti dell’epoca d’oro come Errol Garner, Charlie Parker, Art Tatum, Dizzy Gillespie, Thelonius Monk, ha collaborato come clarinettista, pianista, arrangiatore e direttore d’orchestra con la sua grande amica Billie Holiday, ha scoperto e inciso con il pianista Bill Evans. Ha suonato in numerose e famose orchestre americane e tra il 1953 e il 1956 ha diretto la Tony Scott Big Band e il Tony Scott Septet. Ha fatto parte di quella che fu chiamata “Third stream music”. Negli anni Sessanta viaggiò ovunque, fu il primo jazzista ad esibirsi in Giappone e in molti altri paesi orientali, suonando con i musicisti locali e apprendendo la loro musica e la loro cultura. A metà anni Sessanta, proprio grazie a questi nuovi insegnamenti, incide un disco che anticipa la New Age ed avrà un successo enorme: Music for Zen Meditation. Dopo una vita avventurosa e travagliata, alla fine degli anni ’60, deciderà di venire in Italia, dove non sarà mai capito e accettato, e dove, pian piano, si spegnerà tra l’indifferenza della gente. Per vivere sarà costretto a fare comparsate televisive, a suonare in feste di piazza e in contesti molto lontani da quelli precedenti. Il regista Franco Maresco racconta l’ascesa e la caduta di questo gigante del jazz nel docufilm Io sono Tony Scott, ovvero come l’Italia fece fuori il più grande clarinettista jazz (2010) in cui scopre il tratto essenziale della vicenda del musicista protagonista del film: la difesa strenua della propria integrità artistica, del proprio senso di libertà, anche se questo comporta dover pagare un duro prezzo. A chiudere questa tre giorni con Francesco Bearzatti, sabato 26 novembre, un omaggio alla musica di Enrico Rava. Sul palco accanto a Francesco Bearzatti, Enrico Morello, batteria e Francesco Diodati, chitarra, membri della Special Edition di Enrico Rava.

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