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“Lasciarsi un giorno a Roma”: c’è posta per Leo

Prima di effettuare un balzo all’indietro di due mesi, è con un abbraccio che apre Lasciarsi un giorno a Roma, quinto lungometraggio cinematografico diretto dall’attore Edoardo Leo, a cinque anni da Che vuoi che sia, del 2016.
E, come in quel caso, non solo è su un rapporto di coppia che si concentra l’insieme, ma lo stesso Leo ne è protagonista, stavolta nei panni di uno scrittore che, tra l’altro, risponde sotto pseudonimo alla posta del cuore per un periodico femminile. Quella stessa posta cui invia messaggi proprio la sua compagna spagnola dal volto di Marta Nieto, dirigente in un’azienda che realizza videogame e ora in cerca di consigli su come lasciarlo, ignara del fatto che sia lui a fornire le risposte.
Siamo quindi sulla falsariga di C’è post@ per te di Nora Ephron, ma la domanda sorge spontanea: come è possibile che, dopo dieci anni di relazione, la dolce metà di colui che mantiene l’anonimato per portare avanti una rubrica sentimentale non sia a conoscenza dell’attività che svolge? Nemmeno stessimo parlando di servizi segreti. Quindi, già a partire da questo aspetto risulta evidente che occorra notevole sospensione dell’incredulità per poter assistere a Lasciarsi un giorno a Roma, che non fatica a rivelarsi, purtroppo, la meno riuscita prova registica del buon Leo.
Il buon Leo che aveva rivelato notevoli doti di narratore da grande schermo, tra l’altro, con Noi e la Giulia, ma che si trova in questo caso a dover gestire una sceneggiatura – concepita insieme a Marco Bonini, Damiano Bruè e Lisa Riccardi – tutt’altro che convincente e difficilmente coinvolgente.

Marta Nieto

Perché, sebbene qualche fugace sorriso riesca ad essere strappato e, senza alcun dubbio, la  sequenza più divertente appare quella in cui abbiamo un ventiduenne che riaccompagna a casa la Nieto dopo un party, le quasi due ore di visione (decisamente troppe) commettono l’ulteriore errore di tirare in ballo una sottotrama riguardante uno Stefano Fresi in crisi con la moglie Claudia Gerini, sindaco della capitale. Una sottotrama che in maniera decisamente inadeguata si sposa al plot principale, conferendo l’impressione che Lasciarsi un giorno a Roma sia stato messo in piedi tramite l’accorpamento di due diversi script che non avevano nulla a che vedere l’uno con l’altro.

Stefano Fresi e Claudia Gerini

Aggiungiamo poi una Roma da cartolina con il Tevere quasi più presente del cast, un paio di gay e un amico di colore buttati in mezzo tanto per offrire l’inutile, consueta quota di politically correct… man mano che la fiacchezza impera e il tutto si presenta tirato eccessivamente per le lunghe.

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