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MotoGp, l’urlo del Dovi: Spielberg rianima la Ducati

È stato esattamente quello che doveva essere, nella maniera in cui ci si aspettava. È stato però dannatamente bello, nonostante sia raro che le cose vadano proprio come ci si aspetta. Austria è fra le pochissime piste in cui Marquez non ha mai vinto, pista corta, fatta di lungi rettilinei e parti veloci, dove il motore Ducati può esprimere tutta la sua straordinaria potenza: meno dominante rispetto agli altri anni e ad una Honda che nei cavalli ha fatto passi da gigante, ma comunque ben adatta alle caratteristiche della rossa di Borgo Panigale. Eppure, per portarsi a casa questa battaglia, Dovizioso ha dovuto letteralmente inventarselo il sorpasso su quel fenomeno col numero 93 in carena: all’ultima curva, in un interno che non c’era, in stile Rossi su Lorenzo a Barcellona. Senza dubbio, la vittoria più bella della sua carriera in MotoGp.

Non c’era spazio, lui l’ha trovato: l’impresa più grande però, a prescindere da come sarebbe andata, era tenere il passo dello spagnolo per tutta la gara. Di questi tempi è un’impresa ardua per chiunque, con una lotta al mondiale che di fatti non è quasi nemmeno più quotata: si lotta per il secondo posto, poi stop. Sono 58 i punti che separano il pilota forlivese a quello spagnolo, moltissimi quelli che dividono il Dovi dall’altro ducatista, Petrucci. Quest’ultimo in appannamento proprio dopo la sua prima e storica vittoria nella classe regina, al Mugello: tant’è che per il terzo posto iridato dopo ieri, c’è anche Rossi.

Il numero 46 si ritrova e porta a casa un quarto posto incoraggiante, su di una pista per niente favorevole alle caratteristiche Yamaha, che però manda un segnale con Quartararo sul podio e VInales quinto, piazzando dunque ben tre moto fra le prime cinque. Ancora molta strada da fare per tornare lì a lottare in ottica vittoria, dal punto di vista di Valentino, ma è già un passo avanti importante in vista del finale di stagione e soprattutto, dell’anno prossimo.

Il grosso step da concretizzare è partire più avanti in griglia: anche in Austria la decima piazza non ha valorizzato l’ottima partenza di Vale, che si è trovato sesto dopo appena tre curve. Mancano altri protagonisti tali da poter insidiare il podio o addirittura il secondo posto di Dovizioso a fine campionato: Petrucci in calo, Rins alla guida di una Suzuki che lo mette costantemente fra i primi, ma senza quello spunto in grado di essere in grado di competere col Dovi alla lunga distanza. Restano i tre Yamaha, visto che di Lorenzo non c’è traccia: ora, infortunato, così come prima in pista. Alla stregua di quanto accaduto in Ducati, per il maiorchino, l’adattamento alla HRC sembra un’altra impresa impossibile, lunga e tortuosa.

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